Condominio n. 132 – Pt. 8

I signori De Pauris erano dei campioni di spionaggio e di protesta, ma erano poco propensi all’azione. Come ogni persona per bene che si rispetti, avevano una sacra paura dei cambiamento e temevano che qualcosa di male gli piombasse addosso come una fiera affamata e assetata di sangue.

Insomma, i De Pauris erano affabili vicini, piuttosto rumorosi, ma del tutto innocui. Avevano le loro preferenze tra gli abitanti del condominio, e lo mostravano con piccole accortezze.

Per sua fortuna, anche il signor Sottutto ricadeva tra le preferenze dei De Pauris. Tuttavia non lo invitarono nell’appartamento. O meglio, la signora De Pauris non lo fece accomodare, poiché il marito era in bagno, come la maggior parte delle volte. Con un’abile mossa, la signora spinse fuori dall’entrata Sotutto, con la scusa di dover scendere a prendere qualcosa nei magazzini.

E mentre facevano le scale, il signor Sotutto espose il piano a una impaurita e indignata signora De Pauris.

Specchio di verità. Parte 5: paure e speranze

Correva fra i boschi, fuggendo al fato, evitando il suo destino. Dietro di lei sentiva la presenza costante ma discreta del suo muto accompagnatore. Il passo si fece, però, sempre più pesante e si dovette fermare ansimando. Si sentiva al sicuro nel bosco, in quel labirinto senza centro e senza meta, lontano da qualsiasi essere umano.

Qualcosa, tuttavia, la rendeva irrequieta. Fino a quel momento aveva proceduto spedita, rifuggendo qualsiasi altro essere vivente. Negli ultimi giorni, invece, si era spesso voltata indietro, sperando di scorgere qualcuno che la potesse sostenere quando barcollava, che le potesse prestare una coperta nelle notti gelide, che l’aiutasse nelle difficoltà.

Per la prima volta si sentì persa, percepì l’ostilità del bosco, le sembrò che gli alberi si protendessero maligni per metterla in trappola. Iniziò ad avere paura delle ombre, del fruscio tra le foglie, delle forme contorte e doloranti che emergevano nella oscurità verdastra. Infine cadde e aspettò l’alba mentre il silenzioso compagno aspettava in disparte.

Il mattino seguente riprese ad avanzare, con il suo fagotto sempre ben stretto al petto. All’improvviso le comparve davanti un bimbo che correva allegro. Si chinò e gli fece vedere il suo prezioso bagaglio.

“Dimmi, cosa vedi?”

L’unica risposta che ebbe fu una risata cristallina e una pazza corsa verso l’orizzonte, non frenata dalla sabbia, dalla nebbia, dall polvere e dai baratri orridi che si aprivano lungo la via chiamando a loro le anime dei viandanti.

Desideri, paure

Io non voglio essere così.

Non voglio diventare una meschina creatura rosa dall’invidia.

Non voglio rimanere la grigia ragazza sbiadita.

Voglio liberarmi dalle redini da mulo.

Non voglio limitarmi a saltellare, ma voglio librarmi tra le nuvole guardare giù e provare un brivido di vertigine.

Voglio soddisfazioni, vittorie, anche piccole, riconoscimenti, amore e rispetto.

Voglio camminare senza nascondermi, guardare il mio riflesso e sorridermi.

Voglio essere fiera e lottare per qualcosa.

Voglio un angolo minuscolo su cui regnare, in cui rifugiarmi, in cui sognare o piangere.