Vagare

A volte sembra proprio di vagare senza una meta, come uno di quegli insetti che creano merletti inutili in aria. Si è accecati da un sole che non aiuta a vedere, ma che rende ancora più ciechi, ancora più insicuri. Tutta questa luce è solo una trappola appiccicosa di un ragno pronto a balzare sulla preda.

È natura, è così che funzionano le cose: le prede soccombono, la catena alimentare procede macinando nei suoi meccanismi quella che trova sulla sua via. I più furbi vincono, i più forti spadroneggiano, i deboli soccombono. La regola è sempre tristemente la stessa.

Basta crederci. Basta mettercela tutta per avere un angolo di questo mondo che sta andando verso un futuro nero come il catrame. Più che una legge è una speranza, la speranza di chi si rifiuta di essere schiacciato come una chiocciola dal morbido guscio.

Dicono

Dicono molte cose. Fin troppe, secondo alcuni. Troppe poche, a sentire altri. Ma tra le molte cose dette, c’è anche la convinzione che marzo sia un mese di passaggio.

Dal punto di vista stagionale non posso dar loro torto: l’inverno apre le porte a una primavera timida e irruenta allo stesso tempo. La natura si risveglia, saggia l’aria con gemme verdi cariche di promesse per poi esplodere nei mesi successivi.

Docono che questo passaggio porti a qualcosa. Sono solo parole e qualche coincidenza, nulla di più, nulla di meno. Coincidenze. Peccato che fino a ora le coincidenze non abbiano portato a frutti concreti.

Se davvero marzo è un passaggio, allora speriamo che questa volta sia la strada giusta. Anche i modi di dire lo sanno, marzo è pazzerello, potrebbe perdere l’orientamento in un attimo.

Se si potesse evitare almeno quest’anno, sarebbe molto apprezzato. Magari, per una volta, ciò che dicono ha un fondo di vaga verità.

Affidalo al vento

George sperava che qualcosa cambiasse, che qualcosa gettasse un secchio di vernice colorata sul suo mondo. George voleva sporcarsi, voleva sentire il vento, sentirne la voce, senza aver paura del mondo e dei problemi, delle conseguenze e delle cause. George voleva respirare.

Chiuso nella sua stanza, nel suo regno di legno e vetro, George sognava. Sognava di costruire un aquilone di mille colori e di mille forme, che cambiasse a seconda della brezza, a seconda della sua mente. L’arcobaleno si sarebbe affacciato invidioso a vedere questa costruzione così varia, eppure così perfettamente imperfetta, e si sarebbe reso conto di quanto pallidi fossero i suoi colori.

Con gli occhi persi in un cielo plumbeo, George immaginava di legare stoffe colorate per costruire un acchiappasogni universale, che liberassi bambini e adulti da incubi e malvagità. E Morfeo in persona avrebbe trovato dimora in questa capanna svolazzante e avrebbe elargito un’effimera felicità a tutti i sognatori.

George sperava di tornare al passato, quando le sue gambe bambine non sentivano ostacoli, quando la pelle fanciulla sfidava il sole e la pioggia. Ma quel ragazzino non sarebbe più tornato a correre. George lo sapeva, ma il suo cuore continuava a creare bolle di sogni e di speranze.

Ricerca

In questi giorni vorrei non pensare. Poggiare la testa e lasciarla vagare per le terre infinite dei sogni. Godere della presenza di persone scomparse, sentire voci da anni mute, accarezzare ciò che non può più essere toccato.

Vorrei rifugiarmi in questo mondo in cui tutto va come dovrebbe andare, in cui le montagne da scalare non sono che tenere colline.

E lì la solitudine non esisterebbe. Ci sarebbe qualcuno al mio fianco con cui condividere difficoltà e frivolezze, con cui ridere e litigare.

La soddisfazione prenderebbe il posto del rammarico e della rabbia. Gli errori verrebbero dimenticati, i successi ricordati con gioia.

Il futuro apparirebbe meno minaccioso e incerto, e gli sforzi del presente non passerebbero inosservati.

Ma la realtà bussa prepotente alla porta. Non può e non vuole essere ignorata. Ha in volto quel ghigno beffardo di chi sa troppo, di chi è capace di svelare la verità.

Lo so. È inutile sognare.

Non mi resta che continuare la ricerca. Nella speranza che almeno qualche tassello di questo puzzle vada finalmente al suo posto.

Valigia

Mancano ancora pochi giorni, e poi dovrò aprire le valigie, riempirle e andarmene. Non è stato un anno facile. Come una pianta sdradica e piantata lontano, in un terreno sconosciuto, ho faticato, ho avuto paura di non farcela, di soccombere. Ma alla fine anche le radici più timide riescono a trovare il nutrimento, per quanto sterile sia il suolo.

Ho vissuto in una città che non è mai stata casa, capace di raggiungere apici di bellezza e baratri di squallore. Un diamante nella notte non risplende, perciò il fascino di questo posto ha sempre una nota amara.

Ho conosciuto persone ostili che si sono rivelati essere impensabili alleati, e fate benevole che mi considerano meno di una formica. Ho lottato, contro chi mi ha messo alla prova, e contro me stessa.

Dopo fatica, un bel po’ di lacrime e una dose di rabbia non indifferente, sta finendo tutto. Ho lasciato tutto, ho rinunciato a qualsiasi cosa, ho accettato umilmente e non ho mai chiesto niente. Ho sopportato una solitudine nera e inaspettata, che con le sue unghie continua a graffiare il cuore.

E in mano non mi resta nulla. Elogi e promesse sono elargiti solo alle ragazze affsscinanti ed estroverse, che elargiscono baci e dolcetti. Non certo al mulo che ha abbassato la testa e ha cercato di dare il meglio sempre.

Un’altra porta chiusa.

Non mi resta che preparare le valigie. È ora di metterci dentro la bellezza che ho intravisto, la forza che ho imparato a avere, le risate improvvise. Che rimangano fuori le delusioni, il rammarico e il dolore.

È ora di partire, è ora di cercare il mio luogo.

Domande

Dove stai andando?

Non lo so, procedo a tentoni, nel buio. Non ho nessun filo d’oro che mi guidi fuori, nessuna bussola che indichi il nord. Ho imboccato strade che mi sembravano sicure,ma che si sono rivelati vicoli ciechi.

Chi stai cercando?

Sto cercando compagno di viaggio. Sto cercando qualcuno con cui condividere gli errori, qualcuno che non gioisca per le mi cadute. Rincorro amore. Parola che suona così male nella mia bocca, tanto che fatico a pronunciarla.

Cosa stai cercando?

Domanda scontata. Cerco ciò che brami anche tu. Serenità, soddisfazione, compimento.

Cosa temi?

Ho paura di arrivare alla fine del viaggio con una valigia vuota e tanta stanchezza addosso. Temo il fallimento, la mediocrità, la solitudine. A volte mi fanno tremare i miei pensieri più segreti che strisciano infidi nell’oscurità. Altre ho paura di voi, e del vostro piacere nel vedere la sofferenza altrui.

Cosa ti manca?

La sicurezza. L’amicizia. Chi è sempre stato a mio fianco e ora non c’è più.

Cosa sogni?

Un cambiamento.