Colori

Guardi il mondo con gli occhi di tutti i giorni, ma al mondo non servono le solite lenti per poter essere amato. Al mondo serve uno sguardo sempre nuovo e pronto a stupirsi, una mente allegra capace di vedere e di sentire anche con il cuore.

Guardi il mondo e non vedi. O meglio, vedi una semplice gradazione di grigi, un’accozzaglia di accostamenti che stonano, una cacofonia che non ha senso. A questo caos sfuggi impaurita, da questa confusione ti nascondi, come una bambina quando sente il tuono avvicinarsi minaccioso.

Non tutto cela pericoli, e a volte la confusione è solo dentro il cuore e nella mente, ma non al di fuori. I colori giocano, all’alba delicata segue la forza prepotente del giorno e l’intensità del tramonto. Si passa dalla delicatezza della nascita alla forza della fine. Azzurro, bianco, ocra, verde danzano in un ballo che non ha coreografo.

Non avere paura di vedere tutti i colori della vita. Non temere di esserne abbagliato. E se anche dovesse succedere, ne vale la pena.

Danze di colori

Le ombre che ho visto danzare non erano oscure, ma sgargianti come schegge di colori, taglienti come vetri. Ho visto danzare ombre che non temono la luce, ma si divertono a scherzare con i raggi.

Erano ombre delle mente, depurate dalla loro più oscura aurea. Erano ombre del cuore, custodite con affetto e gelosia. Erano ombre un po’ tristi e un po’ nostalgiche, ma ridevano come una volta.

Corpi senza corpi si libravano in aria. Materia inconsistente scivolava senza rumore. Attorno un caleidoscopio di forme che mutavano e scherzavano.

Nella terra delle ombre, i ricordi non rifuggevano la luce, ma la cercavano allegramente, come un’allodola rincorre il riflesso del sole.

Affidalo al vento

George sperava che qualcosa cambiasse, che qualcosa gettasse un secchio di vernice colorata sul suo mondo. George voleva sporcarsi, voleva sentire il vento, sentirne la voce, senza aver paura del mondo e dei problemi, delle conseguenze e delle cause. George voleva respirare.

Chiuso nella sua stanza, nel suo regno di legno e vetro, George sognava. Sognava di costruire un aquilone di mille colori e di mille forme, che cambiasse a seconda della brezza, a seconda della sua mente. L’arcobaleno si sarebbe affacciato invidioso a vedere questa costruzione così varia, eppure così perfettamente imperfetta, e si sarebbe reso conto di quanto pallidi fossero i suoi colori.

Con gli occhi persi in un cielo plumbeo, George immaginava di legare stoffe colorate per costruire un acchiappasogni universale, che liberassi bambini e adulti da incubi e malvagità. E Morfeo in persona avrebbe trovato dimora in questa capanna svolazzante e avrebbe elargito un’effimera felicità a tutti i sognatori.

George sperava di tornare al passato, quando le sue gambe bambine non sentivano ostacoli, quando la pelle fanciulla sfidava il sole e la pioggia. Ma quel ragazzino non sarebbe più tornato a correre. George lo sapeva, ma il suo cuore continuava a creare bolle di sogni e di speranze.

Abbi il coraggio

Abbi il coraggio di dipingere infrangendo con una pennellata i confini dei contorni.

Abbi il coraggio di usare colori forti, urlanti, che brillano e risplendono.

Abbi il coraggio di strappare la tela, superarne i limiti, trovare una dimensione più profonda.

Abbi il coraggio di immergere le mani nella pittura liquida e viva.

Abbi il coraggio di dipingere con le dita, con i palmi, con il corpo intero.

Abbi il coraggio di svelare la tua anima, la tua forza, la tua voce, i tuoi accecanti colori.

Abbi il coraggio di innondare il mondo con le sfumature del tuo cuore.

Abbi il coraggio di riempire il bianco e sconfiggere il nero.

Abbi il coraggio di usare tutti i colori della vita.

Notte

L’oscurità sussurra piano, racconta mondi nascosti, lontani, persone sconosciute, creature fantastiche. Di notte ciò che il sole cela viene svelato dalla gentile luce della luna.

I mostri che atterriscono i bambini sgusciano pian piano fuori, da sotto i letti, dall’armadio, da cassetti e da soffitte polverose. Si aggirano come ombre per le camere, allungano le loro dita incorporee sugli abitanti addormentati e ignari. Solo un brivido li percorre. Queste ombre sanno che la loro vita è breve, verranno dimenticati, rinchiusi nei cassetti della memoria, liquidati come innocenti fantasie dell’infanzia.

Lontano si sente il verso stridulo della civetta. Dicono che porti morte. I suoi grandi occhi da rapace si sgranano nel buio e illuminano la notte. Vigile, attende immobile per poi prendere il vole, silenziosa e solenne. Come un sogno, scompare nella notte.

La frenesia luminosa del giorno si calma. La mente si perde osservando le stelle. Lumini che ardono lontani e tremolanti, che disegnano strane forme nel cielo, che raccontano storie di eroi, di ninfe, di animali fantastici. Inseguimenti e fughe, azioni considerate, ricompense. Tutto inciso nel firmamento, cristallizzato e apparentemente immobile.

È possibile ammirare città inesistenti, dalle alte torri di cristallo, fiumi incontaminati e mai esplorati, animali grotteschi che nessuno ha mai studiato o rappresentato, edifici complessi e tortuosi, con rampe, scalinate, porte inaccessibili, stanze che mutano. Un intero paese creato dalla infaticabile forza creatrice della fantasia.

E infine i mille colori. Quelle sfumature che si possono vedere solo nell’oscurità. Colori che di giorno non possono esistere. Davanti agli occhi chiusi si formano linee, cerchi, figure indescrivibili che divampano di rosso, giallo, arancio. Sfumano nello smeraldo, si innalzano all’oro e precipitano nel viola, per poi mutare lentamente in rosa, azzurro e cobalto. Tonalità pure, non contaminate dalla realtà corporea. Archetipi sublimi di colori.

Queste visioni svaniranno ben presto, lasciando solo una debole traccia, un rimpianto di un mondo perduto, di un viaggio cosmico. L’alba penserà a far tornare la realtà, e i sogni si dissolveranno come la foschia di prima mattina.