Tutti in carrozza – Pt. 24

Ad Andrea piaceva viaggiare, piaceva stare sul treno. Nulla lo poteva ferire in carrozza, se non forse una bella strega dai sogni più grandi della sua stregoneria. Era sospeso tra il passato conosciuto e odiato, e un futuro di cui non poteva indovinare neppure l’aspetto.

A Ivonne viaggiare non piaceva granché, forse perché non le piaceva essere sospesa o fuggire. O forse perché era consapevole che Luis, il marito, aveva molte conoscenze che avrebbero potuto fermarla.

L’ultimo tratto di viaggio fu silenzioso. Andrea guardava fuori dal finestrino e saltava terre sconosciute, ma più familiari di un continente di cui aveva solo letto. Ivonne sognava un mondo in cui le streghe non esistessero.

E il tempo passava scandito dalle ruote del treno.

Tutti in carrozza – Pt. 23

“Toglimi una curiosità, Ivonne: perché non hai scelto un qualche riccastro della prima classe?”

Ivonne si mise a ridere. Andrea la divertiva e la sua ingenuità la faceva sentire al sicuro.

“Sai, dovresti imparare a pensare: eviteresti di metterti nei guai. Pochi in prima classe sarebbero disposti ad andare in America. Forse qualcuno della seconda, molti della terza. Chi è benestante, chi è vittorioso non vuole cambiare vita. Noi perdenti fuggitivi affronteremmo il mondo intero pur di strappargli un brandello tutto nostro”.

Ivonne aveva ragione, come Elise aveva ragione a preferire il bello e agiato Pierre.

“Con la tua conoscenza delle erbe pensi di sopravvivere in America? “

“Con la mia conoscenza delle erbe e le tue abilità da medico. Non ci sono ancora streghe al di là dell’oceano”.

Il viaggio era ormai agli sgoccioli.

Vivere in una scatola

I tempi si fanno sempre più difficili e stretti. Molto stretti. Qualche anno fa non era così: avevo la mia comoda casetta. Certo, non era una magione, ma ci potevo sopravvivere. Erano anni da sogno, sogno che assunse persino dei colori. Cambiai le mie vesti grigie, bianche o nere in sgargianti indumenti.

Anche il lavoro era semplice, me ne stavo fermo in un punto, al massimo mi spostavo di uno, al massimo due passi. Ora sono, invece, un saltimbanco, sempre in movimento, sempre più smunto.

E guardate come si è ridotta la mia dimora: non c’è spazio per nulla, sembra di essere nel mezzo di una gara di cui può vantare uno spessore minore. Eppure devo comunque offrire tutto nella qualità migliore.

Ero una compagna e ora sono una presenza sempre più ingombrante. I tempi cambiano.

Creare deserti

Ci sono eventi e uomini capaci di creare mondi, universi interi colmi di bellezza e di eleganza. Sono i creatori, capaci di vedere oltre il fango del mondo per immergersi in una forma d’arte.

Ogni elemento ha un suo opposto. Ci sono eventi e uomini capaci di trasformare ciò che li circonda in deserti. E se Mida morì nello splendore sterile dell’oro, questi prosperano nella rovina quotidiana di chi sta attorno. Hanno mani dalle lunghe dita, voci suadenti e occhi vivaci. Si avvicinano in silenzio e fanno sprofondare la vittima in un silenzioso deserto.

Alcuni sono creatori inconsapevoli di rovina, altri esperti maestri pronti a tutto pur di dimostrare la propria arte. Alcuni piombano all’improvviso e annichiliscono ogni cosa, altri scelgono il lento declino.

In ogni caso, il risultato è lo stesso: un deserto d’anima.

Illuminare la notte

Il mio non è un lavoro semplice, ma neppure difficile. Non salvo le vite, non intervengo a sistemare i mondi. Salvo semplicemente i sogni e le notti. Sono il manutentore della luna, la accendo e la spengo.

Probabilmente non è un impiego molto conosciuto, non laggiù almeno, sulla sfera azzurra. Dubito che gli abitanti di siano mai accorti di me, nonostante ultimamente abbiano affinato i loro strumenti. Ma se non ci fossi io, guarderebbero un cielo orfano e cieco.

Ogni sera, quando il sole se ne va oltre l’orizzonte, indosso il mio mantello nero, oscuro come la notte in cui non lavoro, quella senza luna. E poi mi arrampico, passo dopo passo, gradino dopo gradino.

La accendo, con un po’ di fatica, anche se la luce non è il massimo. Ma è meglio così, molto più tranquillo. Alla fine della notte, quando torna il sole, chiudo tutto e me ne torno nella mia grotta a vedere quella perfetta luce.

Di cuccioli e altre stranezze

È un periodo un po’ strano. Ho sempre odiato i vezzaggiativi, nonché i vari nomignoli sdolcinati che puzzano di falsità stantia. Ma ora sto navigando in un mare di dolcezza non voluta, trapuntato da isole di stupidità. La mia pazienza, invece, ha deciso di cambiare residenza, ma si è dimenticata di lasciare il recapito.

E così sono stata inclusa in un gruppo ossessionato da vezzeggiativi, nomignoli e cuccioli. E il gruppo è una carta moschicida di ultima generazione: efficace e impossibile da eliminare.

Mi ritrovo, dunque, in un vortice in cui vengo attribuita ora al gruppo di cucciole, senza averne l’età anagrafica, ora a quello degli amori, senza averne le ali, ora al più generico belle, senza avere vendita velleità da modella.

È diventato un mondo frivolo, bassato su relazioni frivole ed effimere, dietro le quali si nascondo gli squali, se non proprio intelligenti, di certo pericolosi. E se solo osi mostrare un po’ di ruvidezza, scatta la gogna sociale e il consiglio di affidarsi a un buono psichiatra.

Ancora mi chiedo perché mi ritrovi in queste sabbie mobili.

Tutti in carrozza – Pt 22

“Tutti in carrozza!”

La voce proveniva soffocata dalla banchina ed era mischiata al rumore della pioggia che rimbalzava sui binari. Il fattorino entrò e uscì senza che Ivonne e Andrea scambiasero una parola. Un rumoroso silenzio era calato fra di loro, alternato al fruscio della paura.

“Tutti in carrozza!”

“Si parte. E la prossima tappa è la nostra. Qual è la tua risposta?”

Andrea guardava fuori dal finestrino in silenzio, sperando che la pioggia gli suggerisse cosa fare.

“Andrea, cosa ti trattiene? Hai perso tutto, amore, amico, città, lavoro. Io non ci prenserei nemmeno: meglio mettere più chilometri possibili tra noi è quel buco puzzolente di villaggio”.

“Casa”.

“Cosa, Andrea?” Invonne stava perdendo la paziente.

“Era casa, per me. E l’America è…lontana”

“Un pensiero profondo. Dammi una risposta subito. Se non ci stai, ho poco tempo per trovarmi un sostituto”.

Andrea sospirò. Era evidente che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui. E poi non aveva nulla da perdere, e nessun progetto.

“Ci sto”. “Ottimo”.

Tutti in carrozza – Pt. 21

Strega. Ivonne era la Strega del paese prima che si sposasse mettendo a tacere tutti. Ma le mancavano le sue erbe, e talvolta ne aveva fatto uso per liberarsi di situazioni scomode.

“Io posso essere la tua risposta e tu la mia” spiegò Ivonne. “Io ti ho aiutato, ora tocca a te”

Andrea la guardò, pronto a ribattere, ma vennero interrotti dal capotreno.

“Stiamo arrivando alla prossima stazione, madame. Le faccio portare i bagagli, se mi indica il suo posto”. Stregato dalle parole di cortesia di Ivonne, non si accorse dell’aria stordita di Andrea.

“Ivonne, che cosa vuoi da me? “

“Semplice, che tu diventi un medico vero, ovvio no. Voglio che tu sia il mio lasciapassare per l’America, chiaro? Usciti da quasto treno, noi due saremo alleati”.

“Sarà pericoloso? “

“Cosa non lo è? “

Di cosa hai bisogno

Di cosa hai bisogno in questi tempi? Forse ti basterebbe un semplice lumino, nulla di troppo complicato, una luce semplice, magari anche fioca, ma che permetta di vedere dove si procede.

O forse di una storia, di una storia fantastica, simile a quelle che vengono raccontate ai bambini. Hai bisogno di un lieto fine, di sorrisi e della vittoria di tutto e tutti, nonostante gli inizi poco felici.

Hai bisogno di un sorriso e di un abbraccio. Hai bisogno di quella compagnia che hai rufuggito e di una tana da chiamare casa dove tornare dopo aver visto cosa si estende nel mondo di fiori.

O forse hai bisogno solo di sognare, di pensare a un mondo migliore, dove sai cosa fare e dove stare, dove le storie parlano e urlano le loro verità.

Dunque? Di cosa hai bisogno?