Le altre lingue

Quello che gli altri dicono è la verità. L’immagine riflessa negli occhi dell’estraneo è la realtà che esiste. Veniamo plasmati da richieste e aspettative, diventiamo mostri giganti di fragile argilla, pronti a incrinarci al primo urto.

Le altre lingue picchiano forti e taglienti, pronte a pronunciare qualche consiglio, qualche frase illuminata. Il loro sole splende, mentre il proprio si nasconde vergognandosi del proprio pallore.

Le lingue battono e feriscono. Non ridi, che carattere brutto, non capisci, non mi fido. Le lingue picchiano e si allenano per diventare ancora più forti.

Le altre lingue sono capaci di creare mostri più grandi della propria stazza.

La solitudine delle stelle

Viste da quaggiù sembrano un enorme storme di lucciole che viaggiano lentamente e che festeggiano nel cielo. Tremono, si dispongono in gruppi, disegnano, raccontano perfino storie di fughe precipitose e di cavalli alati. Le stelle sono compagne benevole di un’umanità che si sente troppo ancorata al suolo.

Eppure, cambiando prospettiva, quel branco si disgrega, ogni luce diventa un ammasso di fuoco, che neppure indovina la presenza di altre stelle. Continua la sua strada verso l’esplosione, inconsapevole di far parte di un gruppo.

Così splendenti, ma così lontane, sono le voci delle mille possibilità e dei milli sogni che dimorano nell’universo.

Tutti in carrozza – Pt. 10

Ancora la confusione della stazione. Voci, chiamate, accenti, movimento. Il tempo sospeso del treno era ripiombato nella normalità.

Ivonne aveva recuperato il suo ombrello rosso. In realtà non lo aveva mai abbandonato, era troppo importante e prezioso. Inoltre, una volta aperto, riusciva a mantenere le distanze dagli altri, aspetto di fondamentale importanza ora che doveva mischiarsi tra i viaggiatori della seconda classe.

“Madame, non ha bagagli?”

Quindi il capotreno riusciva a parlare senza urlare. Interessante. Gli sorrise.

“Ma certo, sono solo uscita a fare due passi”.

Il tempo passato con Luc non l’aveva privata del suo fascino, era evidente, e ciò le dava una grande soddisfazione.

“Tutti in carrozza!”

Ivonne salì lesta in seconda classe. In quel momento Andrea vide di nuovo l’ombrellino rosso scomparire, ma questa volta era un po’ più vicino.

Tutti in carrozza – Pt. 9

Trovare un posto era sempre stato un problema per Andrea. Era disposto a rinunciare a tutto pur di essere in grado di ritagliarsi un angolo in questo mondo. E c’era quasi riuscito: aveva rinunciato agli studi per trovare un lavoro, aveva rinunciato al suo nome per essere più simpatico a Elise, che lo chiamava André, e infine aveva rinunciato a tutto per Pierre.

Andrea si guardò le mani pulite e le vide grondare di sangue. Con un sospiro cercò di uscire dallo scompartimento ma la forza sembrava mancargli, non riusciva a smuovere l’anta. Nulla di strano: la porta era bloccata, al di là iniziava la seconda classe.

Se c’era una cosa che caratterizzava Andrea era la sua curiosità. Non era vestito così male, il viaggio sarebbe stato ancora lungo. Nessuno avrebbe questionato se avesse dato un’occhiata alla seconda classe.

Alla fermata successiva decise che avrebbe superato almeno quella barriera.

Serietà

La legge numero uno che vale in questa città si basa sulla serietà. Non esiste altro modo per affrontare la vita che con serietà. Sono messi al bando ironia, scherzi, battute, senza parlare di riferimenti scabrosi. In allegato le parole da non dire assolutamente, né tantomeno da scrivere. Per cui l’allegato sarà in bianco, perché, se fosse scritto, violerebbe la legge numero uno.

Ovviamente si può disprezzare qualsiasi creatura che non risponda alle normative vigenti in questa aurea cittadina. Solo in questo modo riusciremo a imporre il nostro giusto pensiero. Se non si adeguano, sono sbagliati. Se non abbracciano la serietà superiore, devono essere distrutti, schiacciati, derisi, umiliati, rifiutati.

Qualsiasi viaggio è fortemente sconsigliato, a meno che non serva per raggiungere colonie della nostra città o adepti. Culture diverse possono destabilizzare. Modi di pensiero alternativi possono mettere in discussione. Ciò non deve succedere.

Siamo nella civiltà della serietà. Noi siamo il giusto, tutto il resto è sbagliato. Questa è la regola numero due.

Gocce

A goccia segue goccia, e goccia dopo goccia la ragione scivola silenziosa sempre più lontano. Rimane solo il fruscio dell’acqua nell’oscurità.

È un lento stillicidio che corrode le carni, che trasforma la roccia in sabbia, la montagna in collina. Con pazienza, con dedizione e costanza tutto scivolerà un po’ più lontano.

Guardare quel gocciolare può portare alla pazzia. È come fissare un conto alla rovescia alla fine del quale non c’è nient’altro se non il vuoto. Ogni goccia che cade è un secondo perduto, ogni secondo perduto è un tempo che non verrà restituito.

Goccia dopo goccia tutto scomparirà.

Ridere

“Sai che ti dico: ho bisogno di ridere, e quindi, perfavore, fammi ridere. Ti pago per questo”.

La lamentela proveniva da uno spettatore dell’ultimo spettacolo ed era rivolta al pagliaccio in scena. Non era un semplice pagliaccio, era il meglio che si potesse trovare, almeno in quel continente. A difesa del pagliaccio, c’è da ammettere che l’ora si era fatta tarda, ed è difficile ridere dopo una giornata di lavoro.

“Signore, se non mi lascia lavorare, non la potrò far ridere, quindi, la prego, taccia”.

Il pagliaccio era un po’ scontroso, ma abbiamo detto che era ormai sera. Inoltre da un po’ di tempo si chiedeva come mai la gente trovasse divertenti i pagliacci: nelle mani di scellerati scrittori erano diventati ora pazzi assassini, ora pedofili, e poi cinici senza cuore, malinconici sull’orlo del suicidio, e anche psicopatici. Eppure tutti volevano ridere con il pagliaccio.

“Ridi, che ti passa la paura”.

Non era lo spettatore a parlare, e neppure il pagliaccio. Era sua mamma che elargiva conoscenza a chiunque la ascoltasse, o a suo figlio, che era costretto a prestarle attenzione.

Forse il signore aveva semplicemente paura.

Minuti ore secondi

È una lenta danza che si dilata e si restringe. Le ere si sgretolatano in fiumi di secondi per sfociare in mare densi di minuti. E gli anni diventano epoche, mentre le epoce cercano la loro voce nelle ore.

Il tempo è una creatura curiosa, un onnivoro che potrebbe ingoiare anche se stesso. È silenzioso come un felino, è paziente come ogni cacciatore, talvolta è frettoloso come un bambino.

Basta un attimo di ciglia e i minuti trovano casa nelle ore. Basta un sospiro e le ore si spargano nell’universo in secondi.

Minuti, ore, secondi. In questa confunsione nulla ha più senso. Non il tempo, non la paura del tempo. Rimane solo lo smarrimento e un oceano di giorni perduti nel nulla.

Tutti in carrozza – Pt. 8

Decisamente non era Pierre quel ragazzo accovacciato laggiù. E come avrebbe potuto? Pierre non c’era più, era scappato lasciandolo in un mare di guai. A volte Andrea si malediceva per quella sua tendenza a fidarsi di tutti, a cercare di soddisfare tutti. E a rimetterci era sempre lui.

“Niente, scusa, ti avevo confuso con un mio amico” rispose allo sguardo infastidito dell’altro.

“Ma guardalo, vestito da damerino e con una valigia da dottore? Volevi prendere il mio posto, vero?”

Tutti li guardavano. Andrea sentì il volto avvampare: come sempre si era cacciato in guai che non voleva. Maledisse Pierre, maledisse se stesso.

“N-no, sto andando”.

“Trovati un posto tuo!” gli urlò l’altro.

Fosse semplice trovare un posto in questo mondo, pensò Andrea mentre cercava di raggiungere la carrozza successiva.

Tutti in carrozza – Pt. 7

Catturare uomini dall’ego smisurato non era un problema per Ivonne. Il problema era liberarsene. Dopo un po’ di tempo iniziavano a pretendere assoluta devozione, cieco riconoscimento, sottomissione completa. Ma per natura Ivonne non adulava nulla se non la sua intelligenza e le sue erbe. I vari Luc erano solo un modo per sopravvivere come un altro.

“Madame” la chiamò il signore di prima. “Che maniere, non mi sono presentato, mi deve scusare. Luis, incantato. Sta andando verso la seconda classe. Se cerca la carrozza ristorante, la posso accompagnare”.

“Luis” l’uomo rabbrividì e arrossì leggermente. “Non si scomodi, magari più tardi. Le dirò che sono curiosa di scoprire la seconda classe”.

Luis sorrise e pensò che forse quel viaggio a qualcosa sarebbe servito, oltre che a seminare qualche decina di persone truffate e cadute in disgrazia.

Ivonne aspettò la fermata successiva per intrufolarsi nella seconda classe. Il viaggio sarebbe durato ancora molto e avrebbe avuto tutto il tempo per tornare nel lusso della sua carrozza.