Passeggeri – Pt. 11 Controllore

Non molti amano il Controllore su questo treno, in realtà in nessun treno. È probabile che il nome non aiuti molto, dato che a nessuno piace essere controllato.

Tenere sotto controllo anime vaganti non è semplice, perché si rischia di cadere nello stesso abisso che si vede negli occhi di alcuni passeggeri. Il controllore incrocia per pochi istanti vite che non gli appartengono e non rispondere alle richieste d’aiuto che tacite lo raggiungono.

Il Controllore aveva già commesso degli errori quando era inesperto e la sua anima cercava di aiutare le sue simili. Ma quella donna, quella ragazza con il mare negli occhi e il dolore nella carne. E quando il dolore diventa parte dell’esistenza, viene trasmesso anche a chi sta vicino.

Lo stava trascinando e non verso un porto sicuro, ma verso il vuoto in cui la vita stava trascinando la ragazza. Non era riuscito a salvarla, ma aveva perso qualche cosa di sé.

E da quel momento si era ripromesso che a quelle persone non avrebbe chiesto altro se non il biglietto. Si era trasformato, si era nascosto come il paesaggio che invisibile sfrecciava al di là del vetro. Anche se talvolta era molto difficile.

Pubblicità

Passeggeri – Pt. 10 Lorenzo

Lorenzo attendeva. Era una vita che attendeva. Prima di essere compreso, poi di essere apprezzato. Ma è un’attesa che accomuna molte creature che calcano questa terra. Forse per questa sua propensione all’attesa, a Lorenzo piaceva vagare in treno.

Non che avesse una meta precisa. Saliva sul primo treno, senza un biglietto, e poi scendeva una volta arrivato al capolinea, o quando il controllore non decideva che il suo viaggio abusivo fosse finito. Lorenzo era un artista, e nell’attesa la sua mente fioriva di nuove idee, di mille progetti dagli infiniti colori. Poche di queste fantasie, però, avrebbero visto la luce del sole, perché Lorenzo non riteneva la sua arte non fosse che un mero passatempo, non degna del mondo.

Non aveva un vero e proprio posto dove tornare, se si escludeva il rifugio di artisti di strada in cui talvolta trovava pace. Allora quei fiori di idee si trasformavano in una caleidoscopica girandola impazzita, che gli ruota attorno e che lo inibriava. Al risveglio, di quei colori di favola non rimaneva che un vago sentore di vuoto e di paura.

Attesa e paura. Erano questi i due poli entro i quali si muoveva la vita del ragazzo. Attesa che qualcosa cambiasse, paura del cambiamento. Erano i capisaldi della sua prigionia.

Passeggeri – Pt. 9 L’attesa

Nelle carrozze, nelle stazioni, uno dei passeggeri più comuni è l’attesa. Si tratta di una condizione che accomuna tutti. Si attende alla banchina che arrivi il treno, si attende al proprio posto di arrivare a destinazione. Si attende e si spera che l’attesa non si prolunghi troppo perché da qualche parte c’è qualcuno che aspetta, c’è qualche cosa da fare, una promessa da mantenere.

Sembra che le regole del tempo non valgano una volta partito il treno. Il paesaggio scorre, anche nell’oscurità, schizza via estraneo e ostile, mentre con la mente il passeggero cerca di ricostruire una visione che lo accompagna tutti i giorni. Eppure là fuori sembra tutto così nuovo e così vecchio allo stesso tempo: lo stesso ponte, ma con delle crepe che non erano mai state notate, lo stesso campo, ma con un grano più cresciuto dall’ultima volta che è stato osservato.

Si guarda il mondo scorrere fuori, mentre si è fissi su un sedile, immobili a subire una corsa cui non si può partecipare, in attesa di poter scendere e di imprimere il proprio movimento al mondo circostante. Intanto, però, si attende che qualcosa cambi.

Passeggeri – Pt. 8 Arrivare

L’importante è arrivare alla meta: è una convinzione comune che non ha molto senso, almeno non per queste creature che si sono rannicchiati in sedili consumati e che guardano fuori dal finestrino alla ricerca di un paesaggio inghiottito dal buio.

Sembra quasi che si voglia cancellare il tempo sospeso del viaggio, durante il quale i confini cambiano, i nomi di città e paesi mutano repentini, annullando in questo modo la distanza tra partenza e arrivo. Eppure talvolta si desidera che questi momenti inafferrabili si prolunghino in un vagabondaggio senza confini e senza limiti, per fuggire all’ignoto dell’arrivo, a quelle tenebre che il treno si lascia indietro.

Negli scompartimenti la si può quasi toccare, la leggera ansia dell’arrivo. È formata dalla paura di lasciar passare la fermata perfetta, o di no raggiungerla. Si può percepire lo sgomento di aver sbagliato, di non aver capito che treno prendere o in quale stazione scendere.

L’arrivo porta sempre con sé delle complicazioni, perché quando si chiudono le porte del treno si apre l’immenso mondo che non è delimitato da una latta di metallo.

Passeggeri – Pt. 6 Luna

Vai a sapere perché i genitori l’avessero chiamata come un satellite. Capisco una stella, un pianeta, ma un satellite condannato a rimanere in equilibrio tra la fuga e la rovina non porta molto bene. C’era chi apprezza il suo nome, dopotutto era il volto che rischiarava la notte, tanto da essere stata trasformata in una divinità. Ma erano lontani quei tempi.

Luna aveva abbandonato gli studi non appena aveva potuto. Non era fatta per seguire le righe sui libri, non capiva neppure cosa le volessero dire. Date, formule, commenti non facevano parte dei suoi interessi. Lei era un animale notturno, forse proprio a causa di quel nome. Avrebbe potuto diventare una scienziata secondo suo padre, ma lei aveva preferito la strada della magia.

Non che avesse strani poteri, affatto. Ma la gente tende a credere a una persona dalla faccia rassicurante e con un nome terrestre. L’avevano accusata di essere un’impostora, ma alla fin fine si limitava a dire ciò che le persone vogliono sentire. Per il denaro che chiedeva, si trattava solo di un modo per sopravvivere.

Non si trovano spesso persone capaci di spronare i desideri più ambiziosi, la tendenza più comune è quello di affossare. È una capacità per la quale si può pagare.

Passeggeri – Pt. 5 Senza Nome

Pezzi di ricambio. Il suo lavoro era trovare pezzi di ricambio, di ogni tipo e per ogni macchina, dalla più banale, dal giocattolo alla più complessa, come il corpo umano. E voi non avete idea di quanti pezzi di ricambio si possano trovare in un treno notturno.

Era conosciuto come Senza Nome. Era probabile che la sua vera denominazione si trovasse in qualche documento gettato nella spazzatura e in qualche libro pubblico, ma non nella vita dell’interessato. Il suo compito era muoversi senza lasciare traccia di sé, senza che il suo operato venisse attribuito alla sua persona, o a mano umano.

Senza Nome cercava i ricambi per far tornare tutto come era prima. Nello scompartimento aveva già adocchiato qualche elemento interessante: una ragazza disperata pronta a tutto pur di avere un po’ di soldi, un ragazzo stanco della propria vita.

Senza Nome prendeva i peggiori pezzi, li lucidava e poi li rimetteva sul mercato migliorati e luccicanti. Dicono che Senza Nome sia solo una maschera per uno psicologo che si è stancato dello studio e che è andato a cercare la disperazione negli anfratti più oscuri

Passeggeri – Pt. 2 Luca

A Luca non piace viaggiare di notte: i treni si popolano di anime, e lui non vuole essere un’anima. Di certo non può essere una di loro, perché Luca è un dottore di anime.

All’inizio non era quello il suo progetto. Voleva diventare un semplice dottore, ma una volta entrato in ospedale si era reso conto che una buona parte dei malesseri nasceva dal profondo dell’anima. Alcuni non potevano essere curati, altri potevano migliorare, anche se gli sforzi erano immani. Luca aveva visto la morte e la disperazione, ma non aveva mai ceduto loro.

Solo quando prendeva il treno per tornarsene a casa la sera si trovava sull’orlo del precipizio, lo stesso baratro in cui aveva visto scomparire i suoi pazienti. Nonostante respirassero e camminassero, aveva scorto la morte nelle profondità trasparenti dello sguardo, quello stesso vuoto che aveva scorto in un attimo, riflesso sul finestrino, e che sembrava riempire tutto il corpo della donna all’angolo. Di tanto in tanto si specchiava anche lui per vedere la vita scorrere nella sua iride.

Luca si aggrappava con in denti alla vita, l’avrebbe fatta a brandelli se lo avesse richiesto. Eppure non riusciva a trasmettere questo impeto agli altri. Forse perché nel profondo non era certo di essere nel giusto. Forse le anime si erano perse perché aveva intuito qualcosa che a lui era sfuggito.

Fortuna che poche fermate lo separavano alla sua meta. Scese dal treno, sfiorando con un sguardo il corpo rannicchiato di Maria.

Passeggeri – Pt. 1 Maria

Nella notte i pendolari si riducano al minimo. Ci sono due anime che popolano i treni notturni: chi non vede l’ora di raggiungere la sua destinazione e chi non ha una destinazione, ma si è semplicemente adagiato su un sedile e aspetta il capolinea. Di notte l’aria diventa diversa perché diversa è la luce degli scompartimenti. Fuori il mondo viene annullato da una cortina nera, mentre il treno corre sospeso nel buio, lontano dalla luce della città.

Maria appartiene al secondo tipo di passeggeri, quelli che non hanno idea di dove terminerà il loro viaggio. In tasca non ha alcun biglietto, ma di notte i controlli si fanno più blandi: nessuno osa chiedere il biglietto a un’anima errabonda. Maria guarda fuori dal finestrino, ma tutto ciò che vede è solo il suo volto inconsistente, che la guarda un spaurito e pallido.

In realtà Maria non vede e non guarda. La sua mente sta facendo delle capriole incomprensibili, che non ricorderà una volta tornata in sé. Non ricorda neppure il motivo per cui abbia cominciato a fare giravoltole. Forse da momento in cui ha fissato i suoi pallidi occhi azzurri su un mondo che sembrava andare alla deriva, che vagava come chi si è svegliato all’improvviso in una città sconosciuta.

Era salita sul treno solo perché non riusciva a reggersi in piedi. Sapeva che da qualche parte qualcuno la stava cercando, ma non si può rintracciare chi non vuole essere trovato. Ha solo una foto con sé: è quella di un ragazzo che gioca per terra con un cucciolo, entrambi biondi, entrambi più felici e inconsapevoli, entrambi innocenti e disarmati.

Maria non ha più sentito le risate di quel bambino.