Ritagli di tempo

Quando si parla del tempo, si immagina spesso un flusso ininterrotto che scorre, ora veloce, ora lento, ma sempre inesorabile.

Talvolta ho la sensazione, però, che sia più simile a una lettera minatoria, composta da tante lettere ritagliate in malo modo. C’è anche un modo di dire: ritagliarsi del tempo per una qualche attività.

E quindi mi ritrovo a essere una sarta, con delle scarse qualità nel cucito. Una sarta che dorme troppo poco e che cerca di rendere almeno piacevole un vestito tagliuzzato e rappezzato.

Nella speranza che ne valga la pena.

Questione di tempo

Ci sono botteghe che vivono in una dimensione diversa. Quella di bambole ne è un esempio: basta entrarci per trovarsi in un mondo diverso, fatto, di corpi simili a quelli reali, ma inerti e senza vita, simulacri senza anima e senza voce. E poi ci sono gli orologiai che nei loro negozi danno una forma alla più inafferrabili delle dimensioni, il tempo.

Nella bottega dell’orologiaio si univano arti diverse: quella del meccanico che gioca con ingranaggi e viti, quello dell’artista che crea un oggetto elegante e anche quello dello scienziato che cerca di riprodurre con legno e metallo il cammino del tempo. La Bottega delle Lancette era un perfetto esempio di questo connubio, grazie alle mani esperte dell’artigiano Philippe. Le mani di Cronos era il soprannome che gli veniva affidato dal suo collaboratore, Ernst, ma solo quando Philippe non era presente.

Lavorare con il tempo non è semplice: i suoi effetti sono evidenti, ma solo se si ha la pazienza e la fermezza di vederli e accettarli. Lavorarci tutto il giorno richiede attenzione e cura. Ogni orologio era per Philippe una creatura unica, ma tutti i suoi manufatti avevano un cuore che batteva all’unisono.

Era tutto questione di tempo. Il battere dei meccanismi scandivano il tempo, tanto che all’interno del negozio sembrava di essere in un cuore pulsante, una camera viva e vibrante, una sensazione dovuta al rumore ora forte, ora più delicato di tutti i meccanismi che vi trovavano rifugio.

Le mani di Cronos producevano perfetti strumenti che venivano comprati da ricchi e da poveri, da persone famose e da quelle anonime. Per quanto diversi tutti, però, si scoprivano soddisfatti dopo aver comprato una scatola che illudeva di aver intrappolato in tempo.

Ma vaff…

Ebbene sì, cominciamo la settimana con il botto e con una bell’invito a intraprendere un viaggio di sola andata verso un paese molto affollato.

Visto che è lunedì e che quest’estate sta prendendo una piega non proprio gradita, cosa che, comunque, era in programma, lasciatemi sfogare un po’. Tanto, i destinatari di questo invito sono al di fuori del blog.

Questo impeto di amore è sorto da una persona che dovrebbe rientrare tra gli amici. Ma sembra che sia un’amicizia a una sola direzione, la sua. Quando ha un problema, divento la spalla su cui piangere, quando ottiene qualche vittoria, ecco che si dilunga in lunghe descrizioni delle sue vicende. I ruoli, tuttavia, non si capovolgono mai. Le mie vittorie sono sempre inferiori alle sue, se sono in difficoltà la risposta è stata “non so cosa dirti”.

E anche ora, dopo anni che non ci incontriamo nel mondo reale, in due mesi non ha trovato un’ora da passare insieme. Sempre troppo occupata, mentre io non faccio nulla, si sa.

E avrei anche qualche suggerimento per compagni di viaggio.

Cielo

Senti il vento che gorgheggia mentre trasporta le nuvole silenziose facendole correre per arrivare a una meta sconosciuta. Come passeggeri non desiderati gli uccelli si lasciano cullare dalla brezza, mentre l’aria cambia e il sole diventa di metallo per poi scomparire dietro qualche nube scura.

Senti, qualcosa sta per avvenire. Nulla di tragico o di irreparabile, forse qualche sbuffo di troppo o un sospiro del cielo. Anche il sole talvolta è stanco di risplendere violento. Nell’aria del cambiamento danzano fiocchi leggere e polvere impalpabile, disegnando arabeschi intangibili e inconsistenti, una sinfonia che nessuna riesce a captare.

Fuori tutto muta, anche solo per un attimo, per poi tornare alla normalità solita. Tutto viene sconvolto e sembra non essere in grado di tornare all’equilibrio primigenio, ma è solo una vaga sensazione, un’inquietudine destinata a svanire in una folata di vento estivo.

Fare acqua

Queste settimane sono un colabrodo: faccio acqua da tutte la parti. Per quanto cerchi di organizzarmi, un minimo, c’è sempre qualcosa che scombina le carte, che sia una mia indolenza o i progetti altrui che piombano come massi sulla mia scrivania. Se gli altri hanno così tanti problemi, dovrebbero imparare a risolverseli invece di sganciarli nelle mani di altri, con un sorriso e qualche parola di circostanza.  E poi ci sono quelli che si divertono a far in modo di troneggiare nella loro immensa grandezza e magnanimità, il che si traduce in un dispendio di pecunia e di tempo da parte mia.

A parte il lato economico, che urla vendetta da un bel po’ di tempo, il lato tempo inizia a preoccupare. Viene costantemente rosicchiato, eroso, consumato, così le giornate si riducono in trucioli che disegnano sul terreno la speranza che l’indomani possa andare meglio. Ma l’assioma fondamentale della vita sembra essere la circolarità, per cui, eccetto qualche rara eccezione, la storia si ripete.

Allora corazziamoci, con scaglie dorate, forti come il marmo, e sorridiamo ai ghigni che si affacciano nel momento della sconfitta, e alle smorfie che accompagnano le vittorie. Meglio scegliere una corazza gentile, per non perdere quel tesoro, spesso criticato, ma anche sfruttato, che rende tutto più sopportabile.

Sulla strada del tempo

Se il tempo fosse una strada, sarebbe un’enorme rotonda, non un semplice segmento formato da passato, presente e futuro. Ogni metro, ogni secondo sarebbe formato da un pensiero volto al passato, da una speranza per il futuro e da una valutazione del presente.

Se il tempo fosse una strada, sarebbe una via facile da percorrere. Nessun tornante, nessuna svolta: quelli si trovano nel cuore di ognuno. Ma il tempo è un concetto così semplice, così banale e tangibile, da non ammettere dubbi.

Sarebbe un circuito da ripetere e ripetere ancora una volta, del quale si conoscono le buche, che rimangono impossibili da evitare. In questa giostra da capogiro si accelera, si rallenta, ma non ci si ferma mai. E in questo cerchio si continua a procedere, anche quando la macchina inizia a perdere pezzi e implora una pausa.

Tutti in carrozza – Pt. 24

Ad Andrea piaceva viaggiare, piaceva stare sul treno. Nulla lo poteva ferire in carrozza, se non forse una bella strega dai sogni più grandi della sua stregoneria. Era sospeso tra il passato conosciuto e odiato, e un futuro di cui non poteva indovinare neppure l’aspetto.

A Ivonne viaggiare non piaceva granché, forse perché non le piaceva essere sospesa o fuggire. O forse perché era consapevole che Luis, il marito, aveva molte conoscenze che avrebbero potuto fermarla.

L’ultimo tratto di viaggio fu silenzioso. Andrea guardava fuori dal finestrino e saltava terre sconosciute, ma più familiari di un continente di cui aveva solo letto. Ivonne sognava un mondo in cui le streghe non esistessero.

E il tempo passava scandito dalle ruote del treno.

Gocce

A goccia segue goccia, e goccia dopo goccia la ragione scivola silenziosa sempre più lontano. Rimane solo il fruscio dell’acqua nell’oscurità.

È un lento stillicidio che corrode le carni, che trasforma la roccia in sabbia, la montagna in collina. Con pazienza, con dedizione e costanza tutto scivolerà un po’ più lontano.

Guardare quel gocciolare può portare alla pazzia. È come fissare un conto alla rovescia alla fine del quale non c’è nient’altro se non il vuoto. Ogni goccia che cade è un secondo perduto, ogni secondo perduto è un tempo che non verrà restituito.

Goccia dopo goccia tutto scomparirà.

Minuti ore secondi

È una lenta danza che si dilata e si restringe. Le ere si sgretolatano in fiumi di secondi per sfociare in mare densi di minuti. E gli anni diventano epoche, mentre le epoce cercano la loro voce nelle ore.

Il tempo è una creatura curiosa, un onnivoro che potrebbe ingoiare anche se stesso. È silenzioso come un felino, è paziente come ogni cacciatore, talvolta è frettoloso come un bambino.

Basta un attimo di ciglia e i minuti trovano casa nelle ore. Basta un sospiro e le ore si spargano nell’universo in secondi.

Minuti, ore, secondi. In questa confunsione nulla ha più senso. Non il tempo, non la paura del tempo. Rimane solo lo smarrimento e un oceano di giorni perduti nel nulla.