Fruscio

Si sente un mormorio provenire da fuori, un sussurro. Sembra pioggia leggera, ma non c’è acqua: è solo lo scherzo del vento che si struscia tra le foglie leggere.

Nic si lascia cullare da quel rumore. Sente quella voce sommessa e le regala un corpo, verde come le fronde che scuote, trasparente come la forza che lo anima. E desidera di essere fatto della stessa materie, o forse è convinto di essere fatto allo stesso modo.

Non ha più capelli, ma stralci di nubi che vengono allungati dalla forza del vento. La pelle scompare sostituita dalla corrente gentile che modella i monti e che li rende sabbia. E i vestiti sono abbandonati su una roccia. Nic è lì, ma allo stesso tempo viaggia, veloce, tra i rami di un albero, sulla distesa arida di un deserto o forse su quel mostro multiforme dell’oceano.

Si perde e non riesce a trovare la strada per tornare. Vorrebbe urlare, ma la sua voce rieccheggia debole fra le montagne. Vorrebbe scappare, ma i piedi prendono una direzione che Nic non riesce a controllare. Vorrebbe piangere e ribellarsi, ma le lacrime non scorrono e i pugni non colpiscono nulla se non il cielo.

Presto o tardi un temporale lo ricondurrà a casa, per mano. Lo depositerà nello stesso punto in cui si trova ora, con il volto girato verso il cielo. Nic sarà scosso, cambiato e arrabbiato. Ma sarà anche più vivo.

Da solo – Giorno 14 Real Game

Mentre Andrea seguiva la signora, cercava di ricordare il nome della nuova azienda per cui lavorava Clara: all’improvviso gli sembrò che avesse un nome molto simile a Real Game. Clara lavorava come grafica, ma, pochi giorni prima di scomparire dalla sua vita, aveva cambiato lavoro.

“Mi scusi”, ma la signora continuò spedita varcando l’entrata. Andrea si trovò in una stanza grigia come l’esterno, con la stessa scritta, anche se più piccola, su una parete. La signora gli porse un bicchiere colmo di acqua fresca. “Grazie. Senta, per caso qui lavora una Clara?”

“E a lei, piacerebbe lavorare qui? Badi bene, sarà un grande cambiamento di vita, ma anche la sua Clara non era molto soddisfatta della sua esistenza. Certo, il motivo principale della sua insoddisfazione era lei, ma probabilmente non eravate complementari. Allora, vuole cambiare la sua vita?”

Andrea la guardò un po’ perplesso. “Non so nemmeno di che cosa vi occupiate, né come si chiami lei. E di che cambiamento sta parlando?”

“I suoi dubbi sono leciti”, notò la signora. “Mi chiami pure Bianca. Si trova nella sede di sviluppo di una delle più innovative aziende di giochi virtuali. Siamo un’eccellenza a livello mondiale: i nostri giochi non si limitano a intrattenere, ma danno ai nostri partecipante ciò che vogliono. Tuttavia, i nostri prodotti sono ancora in fase di sperimentazione. Lei ci aiuterebbe a testare il prodotto. Basta che lei si immerga nel gioco, al resto, penseremo noi”.

Andrea la guardava e allo stesso tempo pensava alla possibilità di cambiare vita, nello stesso modo in cui lo aveva fatto Clara.

“Allora?”  insistette Bianca.

Immobilità

In paese quasi tutto rimane immobile, anche gli abitanti. Non erano delle statue, né dei simulacri, ma le azioni che venivano compiute si ripetevano di giorno in giorno, come un meccanismo che tragga la forza di funzionare dalla ripetizione dei gesti. Nulla cambiava, ma tutto si perpetuava, uguale a se stesso. Se un meccanismo cadeva, veniva subito rimpiazzato.

Se qualche mutamento avveniva, questo era impercepibile all’inizio e mostrava i suoi segni solo dopo lunghi anni di logorante lavoro. Nel presente, però, i rumori, i sospiri, i colori e le forme avevano sempre lo stesso aspetto. Il cambiamento era visto con sospetto, come l’assassino che trucida l’equilibrio. Dopotutto l’equilibrio è comodo, e tutto, anche le forze inanimate, tendono all’inerzia e a mantenere un equilibrio. È una regola base, e le regole base non si discutono.

Non si discutono, ma sono noiose e si richiudono su se stesse come comode gabbie dall’aspetto ignoto. Ma anche le celle dei matti sono imbottite di comodi cuscini.

Ritornare

Tutto prima o poi si ripresenta, magari dopo aver mutato qualche particolare, o con una voce nuova o con un aspetto più logoro, consunto. In ogni caso, tutto ritorna, inesorabile. Anche quando si crede di aver finalmente lasciato alle spalle un odio, un ricordo, un dolore o un amore, questi ripercorrono la via, seguono i passi e si ripresentano con il sorriso sornione di chi sa che non è così semplice liberarsi di qualcosa.

Anche il mare restituisce alla terra alberi e pietre, li getta come naufraghi sulla spiaggia e aspetta che qualche terrestre li raccolga per portarlo lontano dal mondo acquatico. La mente compie lo stesso movimento: rigetta anche i rifiuti più sgraditi.

E ora ha ripresentato ciò che per molti anni era stata una gemma preziosa, ma che si era rivelata un semplice pezzo di vetro. Anche un coccio ha la sua bellezza, si riempie di riflessi multicolori e riverbera la luce diventando ora liquido ora una libellula pronta a prendere il volo.

Avrei voluto che questo vetro divenisse il primo pezzo di una vetrata multicolore, ma quella vetrata è stata infranta troppe volte. E allora rigettiamo il vetro in mare, nella speranza che le onde non lo riportino indietro.

Terra bruciata

Il carattere può essere una brutta bestia, molto difficile da domare, soprattutto se non risponde ai canoni predominanti. Arianna ne era consapevole, per cui cercava di ingentilire le sue azioni per risultare il più simpatica possibile. Aveva paura di creare un deserto di terra bruciata attorno a sé, e la solitudine, se troppo persistente, crea una malsana dipendenza.

Un albero può sembrare dritto, ma basta scartare anche di pochi passi di lato, e subito appare la sua inclinazione che lo rende diverso. Lo stesso succedeva ad Arianna: non riusciva a mantenere amicizie o rapporti per più di qualche anno. E per quanto si sforzasse, c’era sempre una saggia persona che le consigliava di cambiare il suo carattere.

Arianna era cambiata, con il tempo, con la pazienza, lavorando sui suoi difetti e sui suoi pregi. Continuava a non avere amici, perché la fama è un gran chiacchierona, e perché non è semplice incontrare persone pronte ad accogliere qualcuno di nuovo. Non era una di quelle bambole tutte sorriso, gridolini e atteggiamenti leziosi, ma di certo non era un mostro musone che inceneriva i passanti.

Arianna era cambiata. E per questo rifuggiva la sua immagine riflessa in specchi e vetrine. Era cambiata, e non si riconosceva più. Si chiedeva se ne fosse valsa la pena mutare talmente tanto da scoprire una straniera che cammina in territori sconosciuti.

Cielo

Senti il vento che gorgheggia mentre trasporta le nuvole silenziose facendole correre per arrivare a una meta sconosciuta. Come passeggeri non desiderati gli uccelli si lasciano cullare dalla brezza, mentre l’aria cambia e il sole diventa di metallo per poi scomparire dietro qualche nube scura.

Senti, qualcosa sta per avvenire. Nulla di tragico o di irreparabile, forse qualche sbuffo di troppo o un sospiro del cielo. Anche il sole talvolta è stanco di risplendere violento. Nell’aria del cambiamento danzano fiocchi leggere e polvere impalpabile, disegnando arabeschi intangibili e inconsistenti, una sinfonia che nessuna riesce a captare.

Fuori tutto muta, anche solo per un attimo, per poi tornare alla normalità solita. Tutto viene sconvolto e sembra non essere in grado di tornare all’equilibrio primigenio, ma è solo una vaga sensazione, un’inquietudine destinata a svanire in una folata di vento estivo.

Come è andata oggi?

Come è andata oggi?

Come vuoi che sia andata? Come al solito, no?

Non ho mai capito che cosa volesse dire “Come al solito”. Ogni giornata, per quanto ripetitiva, non è mail uguale a quella precedente. Persone che cambiano, eventi che mostrano sfumature diverse, piccole variazioni che rendono ogni passo unico.

Eppure ci sono momenti in cui non sembra succedere alcunché, e i giorni assumono le sembianze di una catena formata da anelli uguali e monotoni o di una carovana che si allunga in un deserto di noia sotto un cielo sgombro di fantasiose nuvole.

I gesti si ripetono, le parole si susseguono come seguendo il copione di uno spettacolo che, alla fin fine, ha un solo un attore che fa anche da spettatore. E se la noia affonda, sta a quest’ultimo variare qualche virgola. Si sa, che a volte un punto spostato può mutare il senso di una storia intera.

Avere coraggio

Se dovessi identificarmi in un animale sceglierei il coniglio. Non sono mai stata un cuor di leone né una persona che si sapesse imporre. Avrei voluto essere uno di quei caratteri capaci di influenzare gli altri, di emergere dall’indeterminazione, ma non mi è riuscito molto bene. Non che sia facilmente influenzabile. Se anche non amo emergere, il carattere c’è e non si piega facilmente alle influenze esterne. Le idee cambiano, come cambia la vita, ma, dubbi a parte, sono sempre andata per la mia strada. Esattamente come un coniglio: gambe forti e poderose, ma un aspetto del tutto innocuo.

Alcuni hanno sfruttato questa mia caratteristica. Non grido, certo, ma, se serve, so mordere. Senza rumore, senza inutili strepitii. Eppure chi di strepitii ne fa, come il pavone, va spesso più lontano di chi cerca di dare il meglio anche senza troppo rumoreggiare.

Negli ultimi giorni, però, alcune delle poche persone di cui mi fido ciecamente mi hanno definita coraggiosa. Una di queste è rimasta stupita perché, effettivamente, ho fatto qualche sciocchezza che nessuno si sarebbe aspettato. Nulla di particolarmente pericoloso, ma i surreni hanno prodotto più adrenalina in pochi giorni di quanto abbiano fatto in tutta la loro vita, probabilmente. L’altra ha fatto il commento perché è venuta a sapere di un progettino, che porterà a un inevitabile cambiamento, qualora vada in porto, ovvio.

Coraggio non è una parola che mi appartenga. Forse sono solo un po’ matta e molto stanca. Magari questa scarica di adrenalina porterà a qualcosa di buono.

E allora: Bon courage!

Tutti in carrozza – Pt. 23

“Toglimi una curiosità, Ivonne: perché non hai scelto un qualche riccastro della prima classe?”

Ivonne si mise a ridere. Andrea la divertiva e la sua ingenuità la faceva sentire al sicuro.

“Sai, dovresti imparare a pensare: eviteresti di metterti nei guai. Pochi in prima classe sarebbero disposti ad andare in America. Forse qualcuno della seconda, molti della terza. Chi è benestante, chi è vittorioso non vuole cambiare vita. Noi perdenti fuggitivi affronteremmo il mondo intero pur di strappargli un brandello tutto nostro”.

Ivonne aveva ragione, come Elise aveva ragione a preferire il bello e agiato Pierre.

“Con la tua conoscenza delle erbe pensi di sopravvivere in America? “

“Con la mia conoscenza delle erbe e le tue abilità da medico. Non ci sono ancora streghe al di là dell’oceano”.

Il viaggio era ormai agli sgoccioli.