Ed eccoci qui, al gran giorno, un giorno che passerà alla storia, almeno di quel paesino. Riunite al bocciodromo, le squadre si guardano in cagnesco: quattro squadre da quattro si scontrano. I numeri sono a favore di Luca, sembra evidente. Dagli spalti Anna esulta e lancia baci, ma alcuni sbagliano mira e si posano su un beato Silvano, il ragazzino, vicino di casa di Pietro, guarda il fabbro in cagnesco, Rachele se ne sta in un angolo sgranando il suo rosario e cercando di frapporre maggiore distanza possibile tra sé e la bella, ma fedifraga, moglie di Luca. Per Antonio si sono schierati, invece, i suoi amici del bar, mentre Luca è sostenuto anche dai suoi colleghi di scuola, tra i quali, ben nascosti nell’ultima fila, figuravano anche i due uomini che si erano presentati in casa di Pietro.
“Benvenuti al Gran Torneo di Bocce e Bocciatori! Oggi si fronteggeranno le squadre a quattro. Oltre alle tre storiche, quest’anno si aggiungono anche i Vecchi Compari! Un applauso di benvenuto a questi coraggiosi signori, che proveranno a sottrarre la coppa ai campioni in carica: gli unici, imbattibili, Bocce del Conte! Un benvenuto caloroso anche a Vecchie Dentiere, che quest’anno non si sono dimenticati di indossare i denti, e ai Birilli Traballanti, saldamente issati sulle loro stampelle. Gentili signore, valenti signori… che il Torneo abbia inizio!”
I primi a scontrarsi furono le Bocce del Conte e Vecchie Dentiere. Non ci fu alcuna possibilità per il gruppo della locale casa di riposo: certo, avevano con loro tutte le loro dentiere, ma queste non furono sufficienti a raggiungere abbastanza da vacino il pallino. I giocatori delle Bocce del Conte erano tutti in gran forma, dotati di equilibrio e con una vista da falco: si erano fatti operare a tutto ciò che era operabile, dalle ginocchia alla cataratta, perciò sembravano avere una decina di anni in meno dei propri avversari. Altrettanto facile fu per i Vecchi Compari sbaragliare i Barilli Traballanti: si sa, gli anni non perdonano, e i Birilli lo sapevano bene. Un decennio prima erano loro a strappare ogni volta il titolo di migliori bocciatori, ma ora a traballare non era più solo il nome, ma anche i membri del gruppo. Dovettero chiamare persino un’ambulanza per rimettere in sesto un giocatore che si era lanciato assieme alla boccia.
La vera sfida avrebbe avuto luogo dopo la pausa di ristoro, anche chiamata banalmente pranzo. Per i Vecchi Compari più che pranzo era un’arringa da parte di Luca.
“Ragazzi, siete stati bravissimi, ma con le Bocce non c’è da scherzare. Ho preparato un piccolo riassunto di tutte le tattiche che possiamo utilizzare, in modo da ripassarle in queste ore. Mi raccomando, non voglio vedere errori, intesi? C’è tutto il paese che ci…prego, desiderate qualcosa?”
A interrompere Luca erano stati due uomini in divisa di carabiniere: che fosse un’altra stramba trovata delle Bocce del Conte per spiare gli avversari?
“Non qualcosa” dissero i due gendarmi facendo vedere il distintivo e un mandato d’arresto. “Qualcuno. Pietro Mastromartello”.
Pietro si alzò e prese il foglio. “Antonio e Luca. Siete proprio degli stolti” disse con un ringhio basso.
