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Carassius Auratus

Come un pesce rosso in un acquario tropicale

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Carassius

Un pesce rosso che nuota nel web.

Un pesce rosso che nuota tra pesci tropicali.

Un pesce rosso che cerca una voce.

Un pesce rosso che cerca il suo posto.

 

L’ultimo mese nell’acquario

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dialogo

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In attesa

Perché mai mi hai messo in attesa per tutto questo tempo? Si può sapere?

Ora che me lo chiedi, no, non si può sapere. Almeno per ora. Devi avere pazienza, devi stare tranquillo Carassius.

Tranquillo? Ma non hai notato che sei talmente sbadata che l’acqua è diventata torbida? Posso scorgere anche delle sfumature verdi.

Che esagerato, è solo un po’ meno curata del solito, ma anche tu potresti impegnarti un po’ di più e aiutare.

E di grazia, come faccio? Dimentichi che ho le pinne e non il pollice opponibile?

Potrei sostituirti con un animale più utile, ora che mi ci fai pensare.

Io sono utile, o non sarei qui a litigare con te. Visto che non ti puoi sfogare con gli umani che tanto ti innervosiscono, te la prendi con me.

Hai preso una laurea in psicologia? E non mi sembri così tanto traumatizzato.

Potrei, in effetti, sfruttare questa mia abilità. A pagamento, ovvio.

Grazie per voler condividere…

Condividere un bel niente, approfittatrice!

Che generoso che sei.

Sblarp sblarp, sblarp.

Neppure sai ridere come si deve.

8 commenti 19/09/202218/09/2022 carassiusaureus
cenacomprensionedialogosottointesi

Sottointesi

Oggi arrivano Mary e Luca a cena.

Ancora? Ma siamo diventati un ristorante? Mi sembra che sia passata nemmeno una settimana dall’ultima cena con Mary e Luca.

In realtà otto giorni. Sono amici, non dovrebbe essere un problema.

Sono tuoi amici che si impongono invitandosi in casa nostra. Secondo te non hanno voglia di fare la spesa e quando restano a secco di cibo vengono a mangiare qualcosa da noi?

Spiritoso. Portano anche il piccolo.

Fortuna che è un poppante e che non consuma le nostre vivande. Come ci organizziamo?

Beh preparerò qualcosa di veloce.

Ordinare la pizza no?

Non sarebbe molto cortese, non credi?

Se lo dici tu.

E poi era ovvio che sarebbero tornati questa settimana.

Perché?

La scorsa hanno detto che casa loro è un disastro: tra il bambino e i lavori non sono riusciti a sistemarla a dovere. Figuriamoci se sono riuscita a fare una spesa.

Non l’avevo letto in questo modo. Comunque rimango dell’idea che ci siano alternative a noi.

Ma hai comprato farina?

Sì, certo, è difficile fare dolci e focacce senza farina.

Ma non lo hai capito? Mary è a dieta.

Ma non lo ha detto!

Non ha toccato il pane e ha sempre lasciato qualcosa sul piatto.

Con i tuoi amici bisogna essere degli investigatori per capire cosa stia succedendo per davvero. Altri sottointesi che non ho carpito?

Hai telefonato a Luca?

Avrei dovuto?

Certo, ti ha confidato che avrebbe avuto dei problemi sul lavoro.

Sai che ti dico? Questa sera vado fuori a mangiare con i miei di amici, quelli che parlano senza sottointesi. Magari Mary e Luca recepiscono il messaggio della mia assenza.

Ma che permaloso che sei.

6 commenti 26/08/202225/08/2022 carassiusaureus
amoredialogo

Amore di schermo

E quindi, cos’altro vuoi che faccia?

Non lo so, vedi un po’ tu. Di certo, per ora, sei del tutto insufficiente. Usciamo, e guardi sempre lo schermo del cellulare. Rimaniamo a casa, e sei attratto più dalla televisione che dalla sottoscritta. Forse sei innamorato degli schermi.

E che altro dovrei fare? Conosci il mio lavoro.

Sì, certo, fai il controllore degli schermi, o quello che è.

Sono il responsabile. È un riflesso incondizionato. Controllo che gli schermi stiano bene.

E io?

E tu cosa?

Perché non controlli che io stia bene?

E perché dovrei? Non sei mica fatta di cristalli liquidi?

Ah, ecco il problema. Sai, prova a uscire con un schermo al plasma, magari ti dà maggiore soddisfazione. Troglodita.

Non mi definirei troglodita. Me la cavo piuttosto bene con la tecnologia.

Sei proprio tardo. Troglodita sentimentale.

Sei tu che non capisci.

Capisco di aver sottovalutato la tua dipendenza dal lavoro. Guarda laggiù: una televisione in vetrina. Magari ha sofferto a stare tutto il giorno esposta al sole.

Hai ragione. Aspetto che vado a vedere, povera.

6 commenti 12/08/202211/08/2022 carassiusaureus
cambiamentidialogoincontri

Ha proprio un altro aspetto

 “Ma lo hai visto?”

“Chi ho visto? Sai, dovresti smettere di mettere il complemento oggetto sottointeso, non si capisce niente”.

“Non è sottointeso, è lo”.

“Spiritoso. Chi dovrei aver visto?”

“Luigi, ovvio”.

“È da un po’ che non ho contatti con lui. Mi conosci, non sono molto espansiva, e spesso scelgo il silenzio”.

“Già, e ti giustifichi con la paura di disturbare. Per fortuna che non condivido questo comportamento, o saremmo rimasti estranei”.

“Già, ma tu divaghi. Perché mi chiedi di Luigi?”

“Perché io l’ho visto”.

“E?”

“E ti ricordi come lo chiamavamo alle superiori?”

“Certo, Luigino”.

“Esatto. Beh, non è poi più ino il nostro Luigino”.

“E poi dicono che siamo noi donne ipercritiche. Ci hai parlato? Che cosa fa nella vita?”

“Sei curiosa, eh? Beh, non è ino perché sembra sia un appassionato di palestra: vedessi le braccia. Comunque è manager da qualche parte. È davvero cambiato: ha proprio un altro aspetto”.

“Vedi che sbaglio sempre tutto?”

“E perché mai?”

“Indovina a chi faceva il filo Luigino? E invece ho scelto te, che non sai nemmeno come sia fatta una palestra, figuriamoci un muscolo.”

“Davvero? Ecco perché mi ha chiesto subito di te. Altro che parole, dovevo dargli un bel pugno”.

“Penso di sapere come sarebbe andata a finire”.

“Però ho altre qualità, vero, cara?”

“Aspetta, devo concentrarmi”.

5 commenti 23/07/202222/07/2022 carassiusaureus
dialogomisterosolitudine

Da solo – Giorno 6

Chiedo scusa per la conclusione di ieri sera, ma ho avuto un’altra discussione con un animale. Temo che ci sia un qualche polline velenoso che gira da queste parti, perché queste visioni non hanno un senso. O Andrea sta impazzendo. Preferisco le allucinazioni, anche se l’ultima creatura mi ha sempre perseguitato, anche se non in questa forma.

“Stupito della mia presenza?”

Lo ammetto, all’inizio non avevo capito da dove provenisse una voce fin troppo conosciuta. Almeno quella della tigre era mascherata da un ruggito gutturale.

“Chi sei? Dove sei?”

“Come chi sono? Come osi non riconoscermi? Comunque sono qui. Clara ha scelto una forma un po’ più visibile. Sempre detto che avesse classe da vendere, al contrario di qualcuno qui”:

“Nonna?”

“Ovvio”

“Mi ci mancava”.

La signora a quanto pare aveva scelto la forma di un insetto, molto indicato per una che riesce sempre a infilarsi in ogni situazione e a ronzare suggerimenti. Io le avrei scelto una zanzara, ma lei ha optato per una lucciola.

“Tua madre ha ragione, non saresti mai stato all’altezza di Clara, una cara ragazza”.

“Che mi ha tradito”.

“”Tu sei così noioso”.

“Grazie, sempre una parola gentile per me”.

“Non è cattiveria, sai. È semplicemente delusione condita con un pizzico di preoccupazione. Non hai mai trovato il tuo posto. Clara, invece, sapeva benissimo che strada prendere”.

“Più di una strada, a quanto pare. Mi spiace non essere stato all’altezza. Magari puoi adottare Clara, per sopperire alle mie mancanze”.

“E sì che non eri stupido. Forse un po’ troppo timido, ma non privo di un briciolo di intelligenza”.

Forse la lucciola è davvero l’animale che meglio la descriveva: a intermittenza ballerina, si illumina per illuderti di mostrarti la strada.

Meglio che continui questo viaggio. Sono talmente stanco che dubito scriverò qualcosa questa sera. Magari vi aggiorno più avanti.

2 commenti 21/07/202220/07/2022 carassiusaureus
dialogomisteroRiflessionitigre

Da solo – Giorno 4

Non avrei dovuto sperare di avere un altro interlocutore, perché ieri sera ho parlato con una tigre. Avete presente una bella tigre possente, con tanto di zanne e artigli? Ecco, proprio con una creatura del genere ho parlato. Mi tremano ancora le mani e il pensiero, ma, se vi scrivo, vuol dire che non mi ha mangiato. Però mi ha parlato. Ora che lo scrivo sembra strano anche a me. Vi riporto la nostra conversazione.

Tigre: “Sembra proprio che tu non sia di queste parti, straniero”.

Io: “No, tigre. Sei venuta a mangiarmi?”

Tigre: “Lo sai bene: mi diverto a mangiare gli uomini, ma tu proprio non mi fai gola”.

Io: “Già, sembra essere un pensiero condiviso. Allora perché sei venuta qui?”

Tigre: “Mi pare ovvio, stai gironzolando nel mio territorio. Odio quando vengo disturbata nella mia caccia”.

Io: “Quindi c’è altro da mangiare oltre a quei frutti orribili? E acqua. Tu bevi acqua”.

Tigre: “E che altro dovrei bere? Certo, li troverai nel bosco. Ti permetto di entrare, ma cerca di non fare rumore come ieri, o diventerai la mia prossima preda”:

Io: “Grazie. Sai dove mi trovo? È un’isola? Perché sono qui?”

Tigre: “Sono domande alle quali solo tu puoi rispondere, Andrea”.

Io: “Perché conosci il mio nome?”

Tigre: “E perché non dovrei? Cosa nominata, cosa domata. Così dite voi umani”:

Io: “Allora rivelami il tuo nome”.

Tigre: “Ma lo sai già. Mi chiamo Clara”.

Questa il nostro dialogo. Sono ancora confuso, soprattutto perché la tigre ha lo stesso nome della mia fidanzata. Forse non dovrei pensarci troppo. Sarà stato un incubo. Meglio che continui con la mia esplorazione. Cosa strana, non ho trovato impronte di tigre sulla sabbia.

Forse sto davvero impazzendo.

5 commenti 14/07/202218/07/2022 carassiusaureus
dialogopesce

Su su

Su su, che siamo a luglio ormai.

Su su dove?

Ti vedo un po’ giù.

A volte penso che tu mi prenda in giro, Carassius.

Solo a volte? Però mi sembri stanca. Sarà che la notte dormire è un’impresa. Prova a fare come le balene o i delfini.

Stai suggerendo che io sia una balena?

No, hai ragione, è un animale troppo intelligente. Una balena non mi metterebbe mai in corsivo.

Ancora con questa storia?

Non mi ricordo di aver fatto rimostranze.

Certo come no. Meglio così?

E adesso perché sei tu storta? Però io sono dritto.

Sì, certo, come un gancio.

Ma come siamo simpatiche. E pensare che ero arrivato per tirarti su di morale. Tutte le mie buone maniere sprecate. Anche se ho ottenuto un cambio di stile.

Dovrebbe migliorare tra due mesi, o peggiorare drasticamente. Si sta lavorando per la prima alternativa, ovvio. Magari riuscissi a pensare come se avessi già ottenuto il traguardo. Dicono che porti bene.

Non tutti parlano con un pesce, come fai a calarti in filosofie precostituite se cadi in queste stranezze?

Mi stupisci, Carassius. Da quando sei diventato così profondo?

Mi sto dando a corsi di sub.

Certo, sei sempre il solito.

Ma sai che forse forse preferivo essere storto?

Mi stai prendendo in giro?

No, e me lo riprendo. Sblurp!

3 commenti 09/07/202208/07/2022 carassiusaureus
Campi ElsicantodialogoEuridicemorteomeroOrfeopoetarimpianto

Campi Elisi – Pt. 5

Conosco l’immortalità. Ho cantato l’immortalità, e forse ne ho definito i caratteri. Ho dato voce agli dei, e ho reso grandi uomini che sarebbero rientrati nella pletora senza nome dei guerrieri. Amato dagli dei, odiato dalle proprie creature. Forse è questa la maledizione dei poeti, essere odiati dalle proprie creature. Chi ha troppo viaggiato e chi ha troppo combattuto, chi avrebbe voluto tranquillità e chi una vita più lungo. Ma le storie sono sofferenze, con qualche sospiro di sollievo, e a questo ho dato voce. Mi allontano, ma lo sanno bene: senza di me sarebbero solo anime senza voce.

“La voce è il dono più grande, non è forse vero? Almeno lo era per me. Non lo capiscono quei nerboruti laggiù. Omero, hai sentito Euridice? Sai dove sia?”

“Orfeo, Euridice non può varcare i confini dei Campi Elisi. Era una semplice donna, amata da un uomo fuori dal normale, quasi divino. La tua voce ha aperto gli inferi, ma la tua curiosità l’ha rigettata nell’oscurità della dimenticanza”.

“Un dono immenso, di cui non ero degno, è evidente. Avrei potuto convincere Zeus stesso a darmi ascolto. Ho convinto Ade e la moglie della morte, Proserpina, ho visto le lacrime scendere dagli occhi ardenti delle Erinni, ma Euridice è svanita come semplice vapore. La bella Euridice, dalla voce dolce come il miele”.

“Euridice era solo una delle tante ninfe. E questo mondo ha le sue leggi. Chiedi a Eracle: lo sento parlare con Alcesti, litigano proprio su questi dogmi. Vita e morte, non hanno che un confine in comune, anche se a volte non è ben tracciato”:

“Non ho più cantato. Ho aspettato, muto, la fine per poterla riavere. Ma non ho più sentito Euridice, la voce più cara che abbia mai conosciuto. Come fai a cantare ancora? Come fai ad allietare gli dei?”

“È la mia condanna, è il mio diletto”.

“Strano come le due cose si assomiglino”.

2 commenti 18/05/202217/05/2022 carassiusaureus
bellezzadialogoElenapreconcetti

Campi Elisi – Pt.4

Di molti uomini ho cantato le gesta, ma anche alcune donne sono riuscite a farsi spazio tra le guerre e i duelli, guadagnandosi una zolla di questi campi. Sentite Penelope, che ancora non ha perdonato il marito, o Andromaca, che sospira davanti alla morte che ha sempre cercato di sconfiggere e dalla quale è stata sempre sconfitta. Ma tra le tante voci che animano questo luogo, non avrei mai pensato che di sentire proprio la tua “Elena. Ti sei guadagnata il rispetto degli dei?”

“Forse perché mi hai sempre descritta come una donna facile, che causa una guerra e distruzione per poi tornare alla normalità come se nulla fosse successo? Non tutto quello che dicono i poeti corrisponde a verità. Ben poco, oserei dire. E tu lo sai bene”.

“Elena, non prendertela. Quella era la storia. Eri la più bella, la protetta da Afrodite e sei stata oggetto di una scommessa”.

“Dicono che gli dei siano invidiosi. Forse volevano solo rovinare la regina di Sparta, figlia di una donne e di un cigno divino. Invidiosi e fantasiosi. Fortuna che non riesci a vedermi: consumata dagli anni sono scivolata in questo giardino i cui frutti non seguono le richieste delle stagioni. Mi sembra di essere una statua, ma priva dei colori che la rendono perfetta. Un bel simulacro”.

“Non sono stato l’unico a parlare di te”.

“Vero. Tra apologie, accuse, tragedie, maldicenze, sono diventata un personaggio di cui tutti hanno abusato. Solo perché sono una donna che è scappata da un marito che non amava. Eppure non ho condotto io gli eserciti a Troia. Lo hanno fatto loro, Menelao e Agamennone, stirpe maledetta”.

“Non hai tutti i torti”.

“Ora vattene. Tornate dai tuoi grandi eroi. Loro conoscono l’amore degli dei”.

2 commenti 12/05/202211/05/2022 carassiusaureus
AchilledialogoEttoreOdisseoomero

Campi Elisi – Pt.2

Non serve neppure che mi sposti. I lamenti hanno le ali ai piedi, riescono a ricoprire grandi distanze senza fatica. Curioso come sia facile farsi ascoltare con un singulto. Ma questo sospiro doloroso non proviene da una fanciulla straziata dalle pene d’amore, ma dall’eroe per eccellenza, il coraggio impersonificato in semidio, Achille.

Non ha avuto una lunga vita Achille, e ha perso tutto ciò cui teneva di più. Patroclo non è ammesso nei Campi Elisi, e quindi il ragazzone si è ritrovata spalla a spalla con il suo caro amico, Ettore, che non perde occasione per ricordargli la fine ingloriosa che gli ha fatto passare. Va bene essere ucciso, ma venir trascinato da morto attorno alla città non era certo uno spettacolo degno di un semidio.

Ettore si può dilungare nelle sue lamentele, perché in questo posto Achille sembra aver perso ogni istinto belligerante.

“Sono stato privato della mia lira” si lamenta il giovane.

“Basta con questa lira. Hai cantato abbastanza da vivo. E neppure troppo bene. E poi lo sai, quel vecchio storpio ha la lira, che basta e avanza. Sempre a raccontare le stesse storie, i duelli, i viaggi di quello lì che appena vede l’acqua inizia a sospirare. Dai, facciamo un po’ di lotta, per rivendicare la mia fine” implora Ettore.

“No. Ho combattuto abbastanza, e mai per torti da me subiti. Patroclo è morto per una donna non sua, e tu lo stesso, per un’amante hai sacrificato la tua città e la tua famiglia”.

“Anche Paride è famiglia”.

“Non lo vedo tra gli eletti”.

“Si è giocato la sua occasione. Ha causato una bella guerra e ha fatto arrabbiare non solo la figlia di Zeus, ma la moglie. Temo sia stato trasformato in uno scarafaggio per l’eternità”.

“Povero me. E se avessi scelto l’altra strada?”

“Non saresti stato nessuno”.

“Non mi sembra che sia sopravvissuto un qualche poema a mio nome”.

“Hai ragione. Neppure a mio nome. Eppure siamo noi ad aver risolto la situazione. E quel ramingo laggiù. Vado a protestare”.

“E con chi?”

“Non lo so. Meglio che rimanga qui”.

“Almeno puoi protestare con il tuo omicida”:

“Non lo dai a vedere, sai Achille, ma a volte sei anche intelligente”.

5 commenti 05/05/202204/05/2022 carassiusaureus

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