Fuggì sempre più lontana, cercando il conforto negli alberi ma con il timore di perdersi in quel bosco incantato. Infine si ritrovò in una raduna dove vide un cavallo fulvo che pascolava tranquillo. Vicino, appoggiato ad un albero nodoso, si riposava un uomo.
Erano passati molti giorni, ormai,da quando era partito di soppiatto da casa portando con sé quel cavallo. Era un semplice ronzino, ma lo spronò a cavalcare veloce come il vento, per allontanarsi da quel paese. Il suo destino era quello di ingrossare le file dell’esercito, di obbedire al suo re, di spezzare le vite dei nemici, o dare la sua, nel caso la mano avesse esitato.
Tuttavia, non voleva uccidere, non voleva sentire il suono delle armi, l’odore del sangue, i rantoli, il rombo dei corni. Era fuggito con il solo cavallo, era scappato dalla morte, dal padre, dalla guerra. Ad un’altra signora si addiceva il compito di interrompere un’esistenza.
Disertore, lo chiamavano. Quella parola lo feriva come mille lance.
Gli avevano detto che anche su un campo di battaglia il grano avrebbe potuto rinascere. Ma lui provava orrore per quella natura pronta a nutrirsi dei resti delle sue stesse creature per dare nuovi frutti. Trovava insopportabile quel circolo violento che sentiva stringersi attorno.
Disertore. Una parola che lasciava un bocca un gusto di ferro, di polvere. Gli aveva aperto una ferita profonda, lo aveva lacerato facendogli perdere lentamente ogni goccia di amore vitale. Un lento stillicidio lo aveva ridotto allo stremo, proprio lui, che per rispetto della vita non aveva voluto uccidere.
Disertore. Vile, canaglia, traditore.
Disertore.
L’aria innondava i polmoni, il cuore batteva, il sangue scorreva, ma il nulla lo avvolgeva.
Aprì gli occhi, e si vide minuscolo riflesso in due frammenti di cielo azzurro. Fu un solo istante. Poi la ragazza si ritrasse,tirò un lembo del fagotto che teneva in mano e gli mostrò il contenuto.
“Cosa vedi?”
Era la voce rica di chi non era abituato a parlare.
Vide una terra lontana, che non portava il peso di costruzioni.vide una vasta pianura recintata solo da monti. Sapeva che piede umano non aveva contaminato quei luoghi. La violenza non aveva lasciato la sua striscia di fuoco e distruzione.
“Dov’è? Dimmi dov’è. Te ne prego”.
Il silenzio fu la sola risposta.
“Chi sei? Aspetta, rispondi, cosa significa?”.
Solo l’erba gli rispose con un pigro fruscio.