Andrea si alzò e guadagnò il corridoio, dove si fece strada tra bagagli, bambini, galline e persone accovacciate. Aveva bisogno di muovere le gambe: non era abituato a stare fermo e seduto. Il suo posto venne subito occupato da un energumeno dallo sguardo vivace.
“Che errore, amico” lo canzonò il gigante.
Con un occhio clinico Andrea diede all’uomo non più di dieci anni di vita. Aveva lavorato in uno studio medico, e ormai aveva competenze pari a quella di molti dottori. Peccato gli mancasse quel pezzo di carta.
E così era finito nei guai. Ma ormai la città era un puntino alle spalle, che presto avrebbe dimenticato il suo errore. L’energumeno aveva ragione: il suo errore era stato enorme.






