Due settimane fa, un certo commento mi ha dato l’idea per scrivere questo post (grazie Ale, sia per il commento, sia per il supporto e anche per l’idea). Il motivo è stato l’aggettivo utilizzato per descrivere un articolo: intrigante. Vi è mai capitato di nutrire una certa antipatia per delle parole? A me sì, a volte del tutto ingiustificata, altre con basi ben stabili. Per esempio intrigante è un aggettivo che cerco di evitare, ma non mi è ben chiaro da dove provenga questo trauma: forse con una seduta di ipnosi potrei risolvere il problema, ma per ora non investirò i miei risparmi per un aggettivo. Ma ci sono altri termini che potrei paragonare a persone conosciute, ma dall’odore non molto piacevole: meglio star loro lontani.
Virale. Aprirei le danze con questa parola, non intesa come diffusione di un virus, ma come fenomeno del web. Un post è virale, una foto di gattini è virale, un video, una notizia, un trend, una pettinatura, un meme sono tutti virali. Vuol forse dire che infettano internet con la loro persistente presenza? E devo ancora capire come mai questi fenomeni virali distano parecchie miglia dai miei interessi.
Attenzionare. Che sia chiaro, ero in dubbio se mettere questo verbo in cima alla lista, ma poi ho letto l’ennesimo fenomeno virale e ho seguito l’onda di contagio. Fino a un anno fa, giorno più, giorno meno, attenzionare non faceva parte della mia vita: non ero a conoscenza della sua esitenza, non lo usavo, non me lo sono mai trovato sulla mia strada. E poi, senza nessun avviso, si è parato davanti a me. Nel mio fidato, anche se anacronistico dizionario, pubblicato nel secolo scorso, nemmeno è presente questo vocabolo e anche l’onniscente Word lo segna come errore. Solo il web lo riconosce come parola utilizzata, proveniente dalla grande famiglia del burocratese. Il problema è che si è diffuso come la peste anche tra persone che conosco: attenzionare è stato pronunciato da una persona e poi sono seguiti altri seguaci, cosicché mi sono trovata circondata. Già l’ambito di utilizzo mi dava parecchia noia, dopo la comparsa di attenzionato la mia pazienza aveva raggiunto il minimo. Suo parente stretto è divisivo, ma vi risparmio un’altra tirata su questa parola inventata in ambito politico, temo a causa dell’ignoranza della lingua italiana.
Carino. Spiegatemi, che cosa vuol dire carino? È un modo gentile per dire che è proprio brutto, o non all’altezza. Senza contare che carino è spesso associato a varie tipologie di cuccioli, pupazzi, oggettini. A volte mi sembra di vivere nell’epoca del carino.
Avverbi in –mente. Periodicamente entrano prepotentemente nelle frasi. L’odio per gli avverbi è molto diffusa, anche se non mi è mai stato chiaro il motivo. Anche mai è un avverbio, ma non mi suscita nessun sentimento avverso. Il problema sono gli avverbi in –mente, perché sono come l’erbaccia: appena ne spunta uno, viene seguito subito da un altro, e in attimo si è formata una colonia di avverbi in –mente. Inevitabilmente.
Affascinante. In quest’ultimo caso non si tratta di antipatia, ma di attenzione al significato. Notate, utilizzo questa parola con parsimonia che rasenta lo zero. In questo caso il motivo è ben chiaro e risiede nella etimologia: il fascino deriva dal latino fascinus o fascinum, un amuleto dalla forma fallica, molto in voga tra i nostri antenati romani dal momento che aveva il fondamentale compito di allontanare il malocchio. Per questo uso l’aggettivo affascinante in pochi, ben ponderati casi.
Mi rendo conto che la lista potrebbe proseguire, ma diventerebbe una noia peggiore del solito. E voi, avete vocaboli che per motivi più o meno chiari vi fanno nascere strani sentimenti di ostilità?








