Da solo – Giorno 3

La notte non è andata molto bene. Il vostro Andrea non è un cuor di leone. Dormire sospeso fra gli alberi non se ne parla nemmeno, soffro di vertigini. Dormire per terra è stata un’agonia che mi ha fatto rimpiangere la morbida sabbia in cui mi ritrovavo prima.

Ho riletto la pagina che ho scritto ieri: forse qualche sostanza allucinogena nei frutti ci deve essere stata: perché non dovrebbe essere un incidente? E se non fosse un incidente, allora cosa sarebbe? Forse uno scherzo di pessimo gusto, ma rimarrebbe da capire chi me lo abbia tirato.

È ora di ripartire. Ho tutto il giorno per pensarci su: può essere che questa sera vi aggiorni sulle mie elucubrazioni. Spero di non venirvi a noia, dal momento che, fino a questo punto, non ci sono altri interlocutori.

Sono uscito dal bosco. Una macchia di alberi più che altro. Ora mi ritrovo su un’altra spiaggia, ma, se ci sono alberi, da qualche parte ci deve essere dell’acqua potabile, dolce. Almeno spero: temo che le mie scorte di acqua possano finire ben presto. Perciò domani tento di inoltrarmi nella foresta, percorrendo, però, un’altra via. Spero solo di non perdermi.

Stavo pensando al fatto che non fossi all’altezza di Clara. Ammetto di non essere un genio, e infatti mi ritrovo a girare sperduto su questa terra sconosciuta, ma non sono nemmeno uno stolto. Ho avuto le mie incertezze, ma non tutti hanno la fortuna di trovare la loro strada subito. Prendete come esempio questa piccola escursione: non ha portato a nulla, ma la prossima forse andrà bene, o quella ancora dopo.

Probabilmente Clara era troppo scaltra per un credulone come me. In ogni caso, voi state diventando un po’ noiosi, non rispondete mai. Meglio che vada a riposarmi.

Denigrare

Non so se vi è mai capitato, ma ci sono persone che godono nel denigrare le idee degli altri. Qualsiasi opinione, idea, espressione o convinzione che venga espressa viene subito perfezionata o, ancora meglio, abbattuta. Non importa dove risieda il giusto, o se si tratta semplicemente di un gusto personale, per quei soggetti sei sempre, senza nessuna possibilità di appello, nel torto.

L’aspetto più curioso, in realtà, è la violenza e il disprezzo con cui condiscono la loro personale crociata contro una tua presa di posizioni. Non si limitano a voler discutere di un punto, ma inalberano un’espressione di obbrobrio, come se si trovassero davanti a un corpo marcescente in avanzato stato di putrefazione, con tanto di vermi brulicanti sulla superficie. Devo ancora comprendere del tutto il motivo di un tale accanimento: sono certa che anche loro starebbero meglio lasciando maggior spazio alle idee altrui.

Penso, invece, che sia proprio questa la radice del problema: lasciar spazio. Se non si accettano idee diverse, se si è convinti che il resto del mondo sia inferiore alla propria mente, ci si sente investiti di un qualche potere superiore e si è portati a voler imporre la propria visione, senza prendere in considerazione la possibilità di un confronto alla pari.

Quando mi scontro con questi tiranni della mente, l’arma che preferisco utilizzare è il silenzio, probabilmente a torto. Ottengo di aumentare la percentuale di bile nel sangue, ma almeno evito qualsiasi guerra o un inasprimento dei toni, che porterebbero alla mia parte più antipatica di spuntare fuori. Quando succede, me ne pento quasi sempre: maledetti sensi di colpa.

E a pensarci bene, quelli che dovrebbero provare vergogna sono proprio i campioni mondiali della denigrazione.

In punta di piedi

Gli spiriti sono silenziosi, non inciampano in tappetti e non rovesciano portaombrelli. Entrano in punta di piedi, di sera, quando il respiro del sonno si è fatto pesante. Sono semplici ombre in un mondo che non conosce la luce.

Gli spiriti non parlano, non sussurrano, non urlano. Scivolano tra i rumori ovattati della notte e il via vai di una umanità che non conosce il riposo. Talvolta si annunciano con un lampo di luce, un barlume che sembra un’impressione.

O forse è solo una macchina che svolta, un faro che punta per un attimo verso le saracinesche. E quel movimento è uno scherzo della mente che aspetta stanca di cadere nell’oblio.

Che silenzio in questa notte. Anche oggi, gli spiriti non hanno parlato.

Alice si ferma

A volte i meccanismi di un macchinario si inceppano, incontrano un qualche malfunzionamento, causando l’interruzione dell’attività della macchina stessa. L’organismo si blocca, ciò che fino a quel momento aveva lavorato in modo ineccepibile si ferma con un rumore stridente. Non è detto che questo avvenga improvvisamente: spesso il peggio viene annunciato da qualche rumore, uno stridio, un borbottio, un ticchettio, del tutto ignorato dai presenti.

Lo stesso era successo ad Alice. Alice si era fermata, dopo aver emesso qualche sbuffo di troppo, dopo essersi lamentata debolmente. Ma nessuno si era veramente preoccupato della sua condizione, nessuno aveva mai cercato di comprendere e risolvere le anomalie in Alice. D’altronde, le anomalie diventano in breve tempo usuali.

Alice aveva smesso di brillare all’improvviso. Non aveva più voglia di splendere, muta e silenziosa, lontana da qualsiasi suo simile. E così aveva rinunciato al suo manto di luce per vagare oscura in un immenso cosmo di mistero.

Da solo – Giorno 2

Cominciamo il viaggio. O almeno io comincio il viaggio, voi siete solo delle pagine che mi porto appresso. Per fortuna ho qualche scatola di cibo e delle bottiglie d’acqua, che ho trovato in una sacca vicino a me. Quello zaino ha qualcosa di familiare, ma non riesco a capire il perché. Questa mattina ho deciso di escludere il naufragio fra le cause di questa mia solitudine. In primo luogo, mi sono svegliato completamente asciutto, senza salsedine sui vestiti, e poi non ci sono rottami. Solo io e la sacca di cibo.

È ora di partire, ci sentiamo questa sera.

Per quanto non ne fossi certo, sono riuscito a raggiungere uno spiazzo di quella che sembra una foresta. Non deve essere molto grande, perché gli alberi si stanno già diradando. Il problema è che non ho ancora sentito nessun dislivello. Questo posto è piatto come una tavola.

Ho trovato altri animali con un nome: zanzare. Spero di scovare qualche cosa d’altro prima che le scatolette finiscano. Inoltre ho tentato di mangiare dei frutti di albero, in piccola quantità. Non sono velenosi, visto che vi sto scrivendo, ma hanno un sapore terribile, peggiore di qualsiasi intruglio fatto da mia sorella. Domani continuerò l’esplorazione. Ci devono altri animali oltre agli insetti, perché li sento, ne percepisco i movimenti e i versi, ma non riesco a individuarli. Spero non siano predatori.

L’ultima cosa che mi ricordo, curiosamente, è la discussione con mia mamma riguardo Clara, la mia ragazza infedele. Secondo lei non ero all’altezza di quella donna. E poi dicono che le madri sopravvalutino sempre i propri figli, soprattutto i primogeniti maschi.

E se non fosse stato un incidente?

Da solo – Giorno 1

Nemmeno so perché stia tenendo un diario. Dopotutto in questa isola, se di isola si tratta, mi ritrovo da solo. Ho nome solo per poche cose che mi circondano. In primo luogo ho il mio nome: Andrea. E poi c’è sabbia, mare a perdita occhio, alberi e uccelli non meglio definiti. Probabilmente state pensando che stia delirando. Può essere, ma tanto esistete solo nella mia immaginazione. Eppure, pensateci bene: se si conoscono le definizioni di oggetti, animali e piante, allora si hanno più chiare anche le loro proprietà. In questo momento, invece, non so se quel cespuglio produca bacca o frutti, e, se così fosse, non ho la minima idea se siano o meno commestibili. Per ora sono l’unica cavia disponibile, per cui in caso di errore sarò anche l’unica vittima. Bene per gli altri, peggio per me. Magari sono bacche allucinogene.

Ma di una cosa sono certo, mi chiamo Andrea. O Luca? O Marco? Scherzo, scherzo, il sole non mi ha fatto ancora questo effetto. Sono Andrea, e mi ritrovo in una terra da esplorare.

Vi starete chiedendo come ci sono finito in questa situazione. Bella domanda, perché non me lo ricordo. L’unica cosa che so è che mi ritrovo su questa morbida sabbia bianca, davanti a un mare turchese, ma che non sono in villeggiatura o in un viaggio di piacere, almeno così credo. Mi sono svegliato qui, al suono di qualche uccello che volteggiava sopra di me, lontano, nel cielo, magari sperando che io fossi una carcassa. E infatti, quando mi sono svegliato, ha subito cambiato posto. Anche lui non mi sopporta.

E già, perché sembra che nemmeno la mia fidanzata mi sopportasse molto. Prima di ritrovarmi qui, ero un cittadino normale, con una vita normale, e aveva appena scoperto che la mia ragazza si vedeva con un certo Alfredo, nome che, ammetto, è molto più promettente del mio, per scambiare qualcosa di più di semplici parole. Mi disse che le ero venuto a noia. Dal numero dei miei amici, temo che venga a noia a parecchia gente. Ma ne parleremo un’altra volta.

Qui sta calando la notte. Domani cercherò di trovare un punto sopraelevato per capire se questa sia effettivamente un’isola o se ci siano segni di altri umani. Almeno così fanno nei film.

Sorridi

Sarà che in questo periodo sto leggendo libri tristi, vedendo film al limite della tragedia e mi stanno imponendo eventi sociali che, con molta onestà, io tollero pochissimo, però sento il bisogno di sorridere. Non so bene il motivo, ma alcuni mi hanno detto che sono una persona musona. Si tratta per lo più di colleghi, che probabilmente si aspettano da una donna un’espressione di serafica beatitudine anche quando piovono problemi da ogni parte. E se proprio volevano ridere tutto il giorno, avrebbero dovuto assumere un pagliaccio, non la sottoscritta.

È comunque strano. Per quanto tenda a essere pessimista, anche se non a livelli cosmici e distruttivi, sorrido fin troppo spesso. E infatti molti pensano che io non abbia problemi e che mi vada sempre a gonfie vele: “beata te che sei sempre felice” mi dicono. A quel punto nascono due istinti contrastanti. Il primo: prenderli a schiaffi. Il secondo: mettermi a ridere. Non faccio né l’uno né l’altro, ma mi limito a scovare una qualche battuta per poi proseguire con la conversazione che prevede l’elenco completo e dettagliato delle disgrazie altrui.

In ogni caso, dopo queste settimane ho bisogno di sorridere stupidamente, di mettere al bando tutte le sofisticherie e respirare un po’ di leggerezza. Difficile, visto che di leggerezza sembra esserci una penuria allarmante.

E quindi ti consiglio, mia cara Carassius e caro lettore, di sorridere, non per gli altri, ma per se stessi, per sentire un po’ di leggerezza, almeno per qualche istante.

Classics saved me

“Classics saved me” è un’espressione usata da una mia amica durante un suo discorso. Non è la prima volta che l’ho sentita usare queste parole, ma questo concetto mi ha sempre colpita, perché per me l’università di lettere classiche ha cosparso il terreno di ostacoli e di delusione. Eppure anch’io ho scelto questa strada per salvarmi, in qualche modo, da un periodo che mi stava consumando.

Effettivamente a lei questa strada ha dato diverse occasioni per essere contenta, anche se non ci sono stati momenti di sconforto. Ha conosciuto suo marito grazie a un viaggio di studio all’estero e ha deciso di continuare a studiare la materia che più le piace vicino al suo amore. Non male, anche se ha ancora qualche ostacolo da superare.

Io non ci sono riuscita, e più di una volta ho maledetto quella volta che ho scelto una laurea umanistica. Per quanta passione ci abbia messo mi sono sempre scontrata con qualche delusione: da professori che non avevano più voglia di insegnare, a materie stupende ridotte all’osso per permettere a tutti di superare l’esame, ho trovato l’università una semplificazione molto al di sotto delle mie aspettative. Ottimi voti, certo, ma zero soddisfazioni.

Uno dei miei difetti è quello di non riuscire a stare ferma. Per cui al quarto anno mi sono sentita soffocare dalla tanto decantata accademia, dai suoi meccanismi che permettono anche a chi non sa nemmeno la sintassi o a chi non ha fatto mezzo esame di filologia di laurearsi a pieni voti, magari con una tesi compilatoria. Ma un altro mio difetto è la testardaggine: ho finito la magistrale, preso la laurea, ottenuto un altro inutile diploma e cercato un angolo di pace nel mondo.

Bella idea, complimenti. Si è aperto uno psichedelico susseguirsi di tirocini, contrattini, parcellette, collaborazioni, pagati meno di nulla, forme di lavoro che dovrebbero essere vietate e non fomentate, ma gli interessi in gioco sono molti e vanno a favore di una categoria privilegiata e, di conseguenza, molto protetta.

Nel mio discorso avrei detto “Classics destroyed me”, ma non sarebbe del tutto vero. Ho imparato molto in quegli anni, soprattutto ho imparato a reinventarmi e non a fossilizzarmi su qualche periodo del basso impero o su un autore di secoli fa.

Come possono essere complessi e diversi cammini nati assieme.