Condominio n.132 – Pt 16

La situazione stava precipatando all’ultimo piano e poco mancava che qualcuno precipitasse dalle scale. Ma il signor Sotutto era consapevole che in caso di collutazione non ne sarebbe uscito vincitore, vista la stazza e l’età del nemico. Il signor Rumori sapeva, invece, che se avesse anche solo usato una parola fuori posto, sarebbe stato oggetto della gogna condominiale.

La colpa principale del signore Rumori era quella di essere discendente di donna Rumori, conosciuta per le sue relazioni extraconiugali consumate nel garage. Sì, il garage, non molto comodo. Ora, la veridicità di tale fatto non era provato, ma le voci girano più veloci e fanno altrettanto di una tromba d’aria. Perché questa fama fosse un problema riversato sul figlio, rimane un mistero. La signora Rumori sembrava non preoccuparsene più di tanto.

Altro problema, più oggettivo, era il comportamento. Una volta poggiato il progetto Ascensore di Cristalli, che avrebbe comportato l’espropriazione di parte della terrazza della signora Curiosità, il signor Rumori si era lasciato andare a scherzi nei confronti dei maggiori oppositori, signora Curiosità in testa. Tra le malefatte si potevano annoverare: zerbini rimossi e nascosti, furto di posta e successiva sua sostituzione con ingenti quantità di volantini pubblicitari, ritrovamenti di gomma da masticare usata su zerbino appena rinvenuto e riposizionato.

C’era una guerra fredda condominiale, quindi. Ma bisognava essere uniti contro il nemico. Il signor Sotutto intavolò, quindi, una grande trattativa.

“Ascensore” propose Rumori.

“No” tagliò corto Sotutto. “Posto macchina in giardino” rilanciò Sotutto.

Nessuno del Condominio n.132 poteva rinunciare all’offerta di un posto macchina riservato in giardino. I garage erano troppo piccoli per le macchinone della maggior parte degli inquilini.

“Quello vicino alla porta” pretese Rumori. Che poi era quello che si era riservato Sotutto.

“Giammai” protestò il vecchio. E se non fosse stato per Mr Disappeared qualcuno sarebbe precipitato.

Condominio n.132 – Pt 15

Il signor Ingegnere si diresse verso l’appartamento della Famiglia. Non aveva particolari rapporti con questi condomini, loro non lo disturbavano e lui non disturbava loro, regola base della convivenza civile. Per questo la signora Riccio rimase un po’ stupida nel trovarsi l’Ingegnere in attesa sullo zerbino. Con la scusa di dover tornare a lavoro, lo affidò al marito e con eleganza abbandonò la fortezza.

“I figli?” Si informò per educazione Ingegnere prima di passare all’attacco.

“Dai nonni. Sa, hanno un giardino, così abbiamo qualche possibilità di non cambiare di nuovo i mobili di casa” rispose il signor Riccio.

“A proposito. Ai ragazzi piace giocare a calcio?”

Il padre lo guardò con un po’ di apprensione. Già erano arrivate delle lamentele per l’esuberanza dei figli, ma non poteva certo chiudere a chiave dei bambini.

“Sì, come ogni ragazzino”.

“Perfetto, allora è fatta, siete nella truppa”.

Il signor Riccio non capì esattamente cosa fosse successo, ma sorrise e si congedò da signor Ingegnere.

Qualche gradino sopra, al signor Sotutto non stava andando così bene.

Trasformazioni

Per raggiungere una meta è importante trasformarsi, basta vedere quante storie sono nate dalle metamorfosi. Campione in questo ambito è Zeus: pioggia, cigno, aquila o toro, prenderebbe qualsiasi forma pur di godere di qualche bellezza umana sfuggendo allo sguardo attento di Era. Afrodite prende le sembianze persino di una vecchietta, anche se non riesce a rinunciare al proprio seno. C’è chi viene trasformato in asino, chi in albero, o in cigno, o ancora in monte.

Raggiungere la meta significa perdere un pezzettino di se stesso, e sostituirlo con qualcos’altro di diverso, forse di estraneo. Attraverso il cambiamento si rinuncia alla propria natura e si trova una forma nuova, adatta allo scopo. Non è un processo semplice, e non è detto che porti effettivamente a ciò che si desidera, ma rimanere fermi implica una sconfitta scontata.

Per le storie mitologiche è fin troppo semplice indossare un magnifico paio di ali. Per i semplici mortali, un cambiamento può portare dolori e dubbi.

Non mi è piaciuto

No no, proprio non mi è piaciuto.

Buonasera a te. Cosa non è stato di tuo gradimento? Il cibo?

Qualche tuo post minaccioso.

Minaccioso, addirittura. Però, pensaci bene: sarebbe stata l’occasione buona per riposarti un pochino, ignorare i pesci tropicali.

Calma, chi ha detto che ho bisogno di riposo? E poi anche quei buffoni di tropicali hanno perso il loro colore. Pensi stiano male?

Niente di mortale per ora. È un periodo difficile per tutti, anche per loro. Non tutti sono resistenti come te.

Lo so, anche se ultimamente ho perso un po’ di scaglie anch’io. Cambiando argomento: ci troviamo sempre allo stesso punto, vero?

Purtroppo sì. Il cerchio si è ripetuto.

E ora?

Tu diresti sblurp

Sblirp!

Silenzio

Forse viviamo in un mondo di bugie, e probabilmente il termine forse è di troppo. Vengono dette a vari livelli, con scopi diversi, non sempre per ledere, ma di certo sono menzogne. Un mondo di menzogne e violenza.

Anche nel piccolo, anche negli aspetti più banali, siamo attorniati da inganni e falsità. E non credo a chi, con la maschera dell’innocenza, cinguetta: “ma io non riesco a dire bugie”. Dubito che ci sia qualcuno che abbia vissuto senza pronunciare mai una menzogna.

A volte, però, sono del tutto gratuite. Promesse non mantenute cadono nel buio di un silenzio che non riesce a chiudere del tutto la porta alla speranza. E alla fine, che cosa costa essere per una volta onesti?

Talvolta proprio niente.

Condominio n.132 – Pt 14

“Signor Ingegnere, che piacere vederla. Ha piani di ristrutturazione per queste vecchie mura?” Esordì il signor Sotutto con un sorrisetto sulle labbra. Era stato il vecchietto, infatti, il maggior oppositore nei piani di gloria riformatrice di Ingegnere.

“Se avessimo fatto i lavori da me suggeriti” rispose Ingegnere “il comune non ci intimerebbe lo sfratto”.

“Dubito che lei voglia vivere in un mega condominio all’ultima moda, ma pieno di vicini. E se si trovasse accerchiato da persone come i suoi amici del piano di sopra?” Il signor Sotutto faceva riferimento proprio all’ultimo piano. Ingegnere era, infatti, il massimo esponente della lotta contro gli inquilini dell’attico. E ne aveva una qualche ragione. Si era ritrovato prima la casa appena ristrutturata colma d’acqua a causa di una perdita incontrallata proveninete dai suoi vicini, e poi era rimasto vittima di notti insonni dovute ai numerosi festini che si tenevano sempre all’ultimo piano.

“Non mi piace chiedere aiuto a…quelli” borbottò il signor Ingegnere.

“Nemmeno a me” fece notare Sotutto “ma dobbiamo. O il piano non funzionerebbe. E poi non ci sono più gli inquilini che le hanno demolito il sistema nervoso. Lei avvisi Famiglia e io salgo dagli scappati di casa”.

Rassegnato Ingegnere chiuse la porta e seguì le indicazioni di Sotutto.

Condominio n.132 – Pt 13

L’ultimo piano del condominio era occupato da un attico, definito “un buco” dalla signora De Pauris, di proprietà di “brutte persone” secondo il signor Notaio, arroccato in un punto del tutto inaccessibile per la signora Curiosità. Tutti avevano un’opinione in merito, tranne ovviamente Calzoncini che tendeva a non immischiarsi nei fatti altrui. Per ora nessuno dell’ultimo piano gli aveva ribadito le proprietà canine di Nox.

Fu mandato in avanscoperta il signor Sotutto, ufficialmente per sottrarlo alle sue malinconie, di fatto perché nessuno aveva voglia, forza e coraggio per affrontare le scale e gli inquilini dell’attico.

Di forza, voglia e coraggio difettava anche il signor Sotutto che decise di fermarsi dallo stimato signor Ingegnere, che si trovava a metà strada. Anche Ingegnere tendeva a non lasciarsi coinvolgere, dopo che gli era stato bocciato il piano di Ristrutturazione Massiccia e Totale del condominio, ma di fronte alla prospettiva di uno sfratto, si rassegnò a far entrare il signor Sotutto.

Perché

È da un po’ che ci rimugino. In realtà da qualche mese: non sono mai stata una scheggia nelle riflessioni. Di solito scelgo una strada e la percorro, facendo di tutto per mantenere la rotta, per poi scoprire che si trattava di un vicolo cieco. In questo caso non si tratta di un vicolo cieco, ma semplicemente di questo blog.

Ho passato gli ultimi tempi seguendo solo qualche altro blog, senza scrivere nulla di nuovo, ma attingendo alle riserve di qualche mese fa, quando avevo molte più idee di quante ne abbia adesso. Rimane ancora qualche pezzo e le storie continuative, che sono quelle che mi divertono di più, ma che sembrano annoiare maggiormente. Me ne farò una ragione, almeno in questa boccia la prima parte della frase precedente è più importante della seconda.

Quello che mi ha bloccato è stato chiedermi il perché. Perché continuassi a scrivere, a impiegare tempo e a rosicchiare ore di sonno per un semplice blog che non porterà a nulla. Perché mi stessi impegnando da anni in questo spazio che nemmeno è reale.

Per qualche giorno ho persino pensato di chiudere tutto, senza troppi fronzoli. Questo post è nato così, tanto per mettere un punto alla fine di una storia. Abbiate pazienza, sono un’estimatrice dei punti: penso di essere una delle poche persone a metterle persino a conclusione messaggini via chat, tanto per chiarire di non avere nulla da aggiungere. Cosa che spesso non viene colta.

Ma il pensiero di rinunciare a questo angolo mi ha lasciato uno strano sapore in bocca, non amaro, ma quel sentore che si percepisce dopo una malattia, un’alterazione, accompagnata da un senso di solitudine. Dopotutto è l’unico momento in cui davvero riesco a fare ciò che mi piace, scrivere.

E allora, perché pubblicare questo post? Non lo so nemmeno io. Troppi perché che richiedono una risposta. E io, come ho già detto, ho la riflessione pigra.

So solo che questa storia non avrà ancora una fine