Ci sono cose

“Ci sono cose, come ha detto il saggio Salomone… Per esempio, un giorno passavo da un piccolo villaggio. Un vecchierello di novant’anni stava piantando un mandorlo. ‘Ehi’, gli faccio, ‘pianti un mandorlo?’ E lui, curvo com’era, si voltò e mi disse: ‘Io, figliolo, mi comporto come se fossi immortale!’ ‘E io’, gli risposi, ‘mi comporto come se dovessi morire da un momento all’altro.’ Chi dei due aveva ragione, padrone?”

Mi guardava con aria trionfale: “Qui ti voglio!” disse.

Io tacevo. Ugualmente ripidi e giusti, entrambi i pensieri possono portare alla vetta. Agire come se non esistesse la morte e agire avendo presente in ogni istante la morte è forse la stessa cosa; ma allora, quando me lo chiese Zorba, non lo sapevo.

Nikos Kazantzakis, Zorba il greco, Crocetti editore

Schadenfreude

Non esiste una corrispettiva parola in italiano per Schadenfreude. È la tendenza a gioire delle disgrazie altrui. In altre parole, è l’usupatore della compassione, intesa come provare sentimenti affini a chi si trova in momenti di difficoltà.

Ammettiamolo, tutti prima o poi abbiamo sorriso compiaciuti alla disfatta di qualcuno, magari nascondendoci per non rendere palese la nostra soddisfazione. Dopotutto siamo imperfetti e non ci può essere simpatica l’intera umanità. Magari siamo solo contenti che la lezione della sconfitta venga impartita anche a chi non sembra conoscere il fallimento.

Quando, però, questo atteggiamento si protrae nel tempo e diventa esultanza, può creare sofferenza. Vedere giganti in ginocchio può far piacere, infierire su chi è già a terra è cattiveria.

E così i topi della discarica più mefitica si divertiranno a nutrirsi delle carni di aquila.

Senza cappello

Sam era corso fuori da casa senza nemmeno prendere il cappello. È un particolare ben strano, visto che Sam non esce mai senza essere vestito a tutto punto, cappello compreso. Quella volta, però, Sam non aveva avuto il tempo per preoccuparsi, neanche del cappello: si era messo le scarpe frettolosamente e si era fiondato fuori. In effetti non aveva preso nemmeno il cappotto o l’ombrello, ma il cappello era la dimenticanza più evidente.

Così, quando incontrò la signora Dorway, non gli fu possibile salutarla come si conviene, togliendosi il cappello. Ma anche questo importa poco, perché Sam nemmeno vide la signora Dorway e neppure ne sentì il cordiale saluto che questa gli rivolse. Sam continuò a correre, con gli occhi spiritati e il volto pallido.

Alla polizia la moglie di Sam dirà che era da un po’ di giorni che il marito era stanco, ma allo stesso tempo irrequieto, come se avesse sempre un pensiero per la testa.

In effetti a spingere Sam fuori dalla casa senza il cappello era stato proprio un pensiero, che continuava a visitare la mente di Sam per pochi fugaci secondi, per poi scomparire. Un giorno decise dunque di inseguire quel pensiero, che era talmente veloce da impedirgli di prendere il suo indumento preferito.

Trovarono Sam in un campo, a chilometri di distanza. Le sue fughe divennero sempre più frequenti, perché sempre più spesso succedeva che qualche pensiero gli sfuggisse.

Condominio n.132 – Pt 12

I molteplici menti della signora Curiosità fremevano di indignazione ed eccitazione mentre esponeva il grandioso piano dei signori Notaio e Sotutto, mentre l’ossuta signora De Pauris sentiva emergere nelle vene la ribellione, subito messa a tacere dal pensiero del marito che, di certo, non avrebbe approvato tutta quella confusione.

“Di certo il comune tornerà a farci visita” spiegò Curiosità “e noi li attenderemo. Lei darà l’allarme non appena avvista la macchina del comune. A questo punto il signor Notaio scenderà per creare un divversivo attraversando la strada. Il signor Sotutto sbarrerà il passaggio con la sua macchina, mentre Calzoncini libererà Nox nel giardino. Sotutto ha intenzione di chiedere aiuto alla coppia del terzo piano: un pargolo funziona sempre. E dovremmo coinvolgere anche la famiglia: i ragazzini hanno potenzialità nel tiro dei palloni. Il problema rimane l’ultimo piano”.

Un brivido scosse i rotolini della signora Curiosità e le ossa della signora De Pauris. L’ultimo piano era sempre stato un gran problema.

Condominio n. 132 – Pt 11

La signora Curiosità era una matrona di un altro tempo. Pesante e massiccia, quando il marito era ancora in vita lo aveva convinto a trasferirsi dal terzo piano dello stesso condominio al primo, risparmiandosi in questo modo un bel po’ di rampe di scale.

La morte del signor Curiosità era avvenuta qualche decennio prima, e la sua foto campeggiava in un tavolino in entrata, in modo da poter guardare tutti i nuovi arrivati.

“Signora De Pauris” tuonò Curiosità con la sua voce da soprano. La differenza tra le due signore non poteva essere più evidente: la De Pauris, piccola e minuta, sembrava una bambina rispetto alla Giunone che troneggiava sulla porta.

“Ma entri. Stavo proprio preparando un tè con dei biscottini al burro che sono la fine del mondo” e si fece faticosamente da parte facendo risuonare le varie collane che portava adagiate sul vasto petto. La signora De Pauris si fece ancora più piccola e si insinuò tra la porta e la massa della sua vicina.

“Non voglio disturbarla, signora, ma solo parlarle di un problema”.

Una risata fragorosa fece scuotere le vesti rosse di Curiosità: “Sta forse parlando di quel problema?”

La De Pauris la guardò in po’ interdetta: “Quel problema?”.

“Ma sì, il messo cacciato dal signor Notaio e il piano del signor Sotutto. Lo sa, non mi muovo molto, ma non mi scappa mai nulla”.

E con una certa abilità, spinse una sedia verso l’ospite, agguantò una seconda tazza, si accomodò su un altro, scricchiolante scranno e, dopo essersi aggiustata la folta chioma rossa Tiziano, iniziò la sua spiegazione.

Il peggior difetto

Il peggior difetto è la perseveranza, il non riuscire a mollare mai per ammettere la sconfitta. In ogni caso questa si farà strada, magari arrivando con un lieve ritardo, ma arriverà, immutata travolgerà il malcapitato stanco per l’estenuante, inutile battaglia.

Ho dato prova di poter sopportare lunghe maratone. Ma quando la perseveranza da pregio diventa ottusa resistenza? Quando si trasforma in lama che trafigge corpo e mente?

Sarebbe meglio lasciar andare, ma è così difficile chiudere con qualcosa su cui si è investito tanto. E c’è chi dice che mollare sia più semplice di resistere.

Giochi di ombre e luci

Il vento sta giocando tra le foglie, sibila e sussurra insinuandosi fra gli steli d’erba e il suolo umido d’inverno. Il vento danza e con lui la luce che si proietta sul muro, tra foto di altri tempi, sorrisi sfuocati e giovani che persi tra le pieghe del passato.

È tutto un gioco: la foglia che trema sul soffitto, il raggio che scivola tra i libri, come se ne volesse leggere distrattamente il dorso, l’insetto gigante, ma inconsistente, che per un attimo si affaccia alla finestra, per poi scomparire qualche metro oltre.

Il sole freddo e il vento umido si divertono a far nascere desideri di vita e di colori, a disegnare ombre e a muovere luci. Un bocciolo trema mentre timido attende la sua gloria.

Nell’atmosfera metallica, ombra e luce giocano a rincorrersi.

Stelle assenti

“C’è una stella sopra di noi”.

Era la frase che veniva detta con fin troppa frequenza dalla coinquilina. Anna riteneva che la stella fosse più che altro una sfacciata fortuna.

E se ci fosse davvero questa stella dagli influssi benefici, dove si era nascosta la sua? Molto probabilmente era stata sostituita con un meteorite portatore di sventure, ne era certa. Soprattutto negli ultimi tempi Anna si era trasformata in un terremoto ambulante: aveva rotto bicchieri, scheggiato la cucina, si era tagliata e bruciata cucinando, senza contare i mal di schiena e lo scivolone del giorno prima.

Di stelle non ce ne era neppure uno scintillio. E quando la coinquilina le raccontava le sue fortune, Anna si intristiva e si chiedeva come fosse possibile che a qualcuno andassero sempre tutte per il verso giusto.

“C’è una stella sopra di noi”, ma quella volta la luce che vide la coinquilina non era né luce divina né luce celeste. Era talmente terrestre, da lasciare tutti senza fiato.

La luce che vide era quella di una lama. E Anna teneva saldamente il manico mentre metteva a tacere quella storie di stelle. Per sempre. Ora il meteorite si sarebbe schiantato per bene.

Anna venne denunciata e scontò la pena per tentato omicidio.

Tentato. Perché la coinquilina sopravvisse per poter dire a tutti coloro che le capitavano a tiro “C’è proprio una stella in cielo!”.

Cortocircuito

Che gran bel problema. Il sistema elettrico continua a fare cortocircuito. Il motivo rimane sconosciuto. Il risultato è che l’elettricità non regge.

Tutto ha fatto cortocircuito, e continua a farla, in un circolo che non ha fine. Pensieri simili si susseguono come automi, camminano rigidi, con in volto un sorrisetto cattivo. E uno tiene per mano l’altro, indivisibili.

È difficile trovare un modo per interrompere questo cortocircuito, per spezzare questa fila di automi. Magari bisogna ricominciare da capo.

Forse la soluzione è proprio questa. Una tela bianca su cui disegnare pensieri dal volto benevolo.

Condominio n.132 – Pt. 10

Mentre la signora De Pauris scendeva al primo piano, incrociò Calzoncini con Nox.

“Buongiorno” disse educatamente la signora, ma non riuscì a trattenersi e proseguì: “lo sa che il suo cane abbaia?”

Calzoncini guardò di traverso Nox: “Buongiorno. Per fortuna non barrisce” rispose modificando per divertimento la battuta riservata al signor Sotutto.

La signora De Pauris lasciò correre, nel caso Nox avesse deciso di rivelare la sua natura aggressiva, e finalmente raggiunse il primo appartamento del condominio, quello della signora Curiosità. Suonò il campanello e attese: sapeva bene che la signora era piuttosto lenta nei movimenti.

Dopo una lunga attesa, sentì un pesante respiro dietro la porta e un fragore prodotto dalla serratura. Infine comparve la signora Curiosità in tutta la sua magnificenza.