Viaggiare con te

Viaggiare con te è un po’ come perdersi fra le pieghe di una storia bizzarra. Viaggiare con te significa abbandonare la strada senza volerlo e poi affannarsi a ricercarla.

Non è un viaggio scomodo o poco piacevole, è solo singolare e a tratti divertente. Il nord non trova il suo equilibrio e cade rovinosamente in basso, mentre est e ovest non sanno più chi dei due conosca il nascere e chi il morire del sole.

Viggiare non è facile, significa partire e allontanare strani cori che invocano la rovina del progetto. Ma alla fine, si tratta solo di cantare un po’ più forte di loro.

Ghirlande di Natale – Pt. 2

Furt conosceva solo di fama lo scorbutico gnomo rintanato nel sottosuolo. Aveva persino pensato che si trattasse di storie per folletti infanti, che si impauriscono anche con le ombre del fuoco. Ma la sua amica, Candy, gli aveva giurato di averlo visto mentre sbuffafa guardando la loro casa.

“Avresti dovuto sentirlo” cinguettò Candy. “Se ne stava lì imbronciato a lamentarsi di quanta luce emanassero le nostre finestre. E che il calore dei nostri fuochi stava sciogliendo la neve. È vero, esiste Furt. E se fosse per lui, il nostro capo dovrebbe traslocare il prima possibile”.

Furt credeva a ogni parola di Candy. Erano amici, e la parola degli amici non si mette mai in discussione.

In realtà Candy non aveva né visto né sentito lo gnomo Dwarf, ma la moglie, Klag. A sua discolpa, è molto difficile distinguere uno gnomo maschio da uno gnomo donna. Le trecce di quest’ultima sono così folte e vengono tenute sul davanti in modo tale da poter essere facilmente scambiate per barba.

L’odio di Klag non era ingiustificato. Gli gnomi amano il buio, che permette loro di studiare gli astri e le divinità che scintillano nel cielo. Inoltre, lo scioglimento locale delle nevi, causato da una natura freddolosa del principale di Furt e Candy, provocava gravi infiltrazioni d’acqua gelata nella tana di Klag e Dwarf.

Insomma, le fondamenta per una lotta di vicinato erano ben solide e pronte a sorreggere un palazzo di dispetti e rappresaglie.

Ghirlande di Natale – Pt. 1

Produrre ghirlande di natale può creare problemi, soprattutto se ti chiami Dwarf, e se sei uno gnomo che vive proprio ai confini del villaggio di quel rubicondo signore che alleva renne e folletti, e soprattutto se condividi tana e vita con una gnoma di nome Klag.

Forse sarà scontato, ma questa è proprio la storia di Furt, allegro folletto di uno strano signore, che vive proprio a due passi da uno gnomo scorbutico, creatore di ghirlande scure come una notte senza stelle e spinose come le parole della non più giovane, e probabilmente mai bella, moglie.

È evidente che nella lettera a uno strano personaggio che ride e si intrufola nel camino l’autore dovrebbe chiedere un po’ di coerenza.

Alcesti

La fama è una leonessa: stupenda, ma potenzialmente letale.

Per la fama ho affrontato la morte. Lo so, molti diranno che la mia scelta è stata dettata dall’amore per mio marito, ma si sbagliano. Guardatelo, quell’uomo potente e ammirato accetta di mandare me, una donna, a morire al suo posto. È avido di vita, e mi chiede di pagare il prezzo di un amore che non è mai esistito.

Mi mancheranno le risate dei piccoli.

Mi fa ridere quel nano. Neppure suo padre cederebbe un giorno sulla terra per salvarlo. Dicono entrambi che hanno di meglio da fare che visitare il Tartaro. Molti la pensano come loro. Anch’io, a pensarci bene.

E io? Io mi vendico. Di chi si ricorderanno, di Admeto forse? O di Alcesti? Io vi dimostro cosa sia il coraggio.

Mi mancheranno i raggi tiepidi del sole.

Ora tra le ombre sono ombra, e ombra sarò anche se questo viandante con la pelle da leone riuscirà nell’intento di calmare l’animo del vivo Admeto.

Dubbi

Guardando il liquido orizzonte di mare, forse Achille si è sentito stanco. Il fato benevolo già ha rivolto il ghigno di una immortalità di parole e storie, di perdite e vendette, di pietà e crudeltà. E forse anche Agamennone vedeva nei fuochi messaggeri una pira funebre che avrebbe consumato le sue carni, le sue ossa, la sua mente.

Non hanno mai avuto dubbi i nomi che popolano le pagine di storia? Non hanno mai guardato il passato e visto le voragini impossibili da colmare? Non si sono mai piegati a quel moto distruttivo che riduce tutto a un semplice elenco senza voce e senza anima?

La perseveranza a volte è solo sintomo di una follia ben nascosta, di un tentativo di fuggire l’anonimato per trovare conforto in un infinito inesistente. O è solo una fuga dai dubbi che erodono anima e forze per lasciare da parte solo un involucro di tristezza.

Gusci

Ho scavato in questa roccia per anni, l’ho lavorata e levigata. È stata una fatica, ma alla fine sono riuscito a creare un involucro perfetto, una dimora che mi proteggesse da giganti distruttori e nani disturbatori.

Ho creato un guscio. A vederlo da fuori sembra una fredda roccia, arida e sterile, ma è solo una facciata. Non sono un parassita, sono un essere senza artigli e senza veleno che deve costruirsi la propria fortuna. E la fortuna passa per questo involucro.

Non fermatevi alle apparenze, sarebbe da stolti, perché basta andare in po’ oltre la superficie per accorgevi che c’è il calore della vita qui dentro, pensieri fragili come cristalli, e parole alate pronte a spiccare il volo.

Basta fare un po’ di attenzione.

Vedere l’impossibile

Oneiro si era perso in un bosco sconosciuto, popolato da strane creature divine e non. Sentiva storie narrate da alberi che una volta erano state fanciulle, ascoltava la musica dei ruscelli e i consigli delle foglie. Sapeva che là tutto era possibile, le leggi del mondo rimanevano sospese come una nebbia che volteggia silenziosa.

Oneiro sentì un dolore acuto e si portò le mani al viso: un qualche insetto, forse un’ape lo avevo punto. Ma in quel luogo tutto ha una conseguenza, anche un incidente insignificante. All’occhio offeso si aprì un mondo, e vide cose che mai aveva colto. Vide la splendida dea spogliarsi in riva a un lago, inseguì le voglie di un fauno e le fughe divertite delle ninfe. Vide un re senza regno e una regina in fuga. Fronteggiò guerre e morì per poi tornare in vita.

Trovarono Oneiro tra le radici di una grande quercia. Se non fosse stato per gli occhi, sarebbe stato lo stesso Oneiro di sempre. Ma gli occhi era spalancati e confusi, come se si fossero persi nell’infinito oceano di sogno.

Tutti in carrozza – Pt. 28 FINE

I giorni che li separarono dalla partenza furono sospesi. Ivonne sapeva che doveva passare inosservata, o la tappa successiva non sarebbe stata l’America, ma un marito geloso e adirato. Andrea scrutava ogni volto e, se riconosceva il tipo della stazione, subito si confondeva fra la folla del porto.

“Oggi è il grande giorno”.

Ivonne rise provocando la reazione di stizzita Andrea: “Smettila di ridere di me”.

“Ma non hai capito? Ogni giorno è grande”.

“Tutto sta finendo”.

Ivonne si fece seria: ” È gia tutto finito. Ma tutto sta per ricominciare. Noi stiamo ricominciando. E al di là dell’oceano nessuno potrà scrivere le nostre storie, se non noi stessi”.

Andrea la guardò. Era ora di dimenticarsi del sangue e della colpa, dell’innocenza e del rimpianto. Era ora di gettarsi nel vuoto crepitante del futuro.

Tutti in carrozza – Pt. 27

L’inizio non permetteva bene, pensò Andrea mentre noleggiava una modesta carrozza che li portasse vicino al porto. Il piano era acquistare due biglietti di seconda classe per l’America. Era l’unica possibilità fattibile: in terza Ivonne avrebbe patito, in prima avrebbero aiutato attirato troppa attenzione.

Scoprirono che la nave sarebbe salpata la settimana dopo, per cui i biglietti erano quasi esauriti se non per una sola cabina, che avrebbero dovuto condividere. L’alternativa era aspettare un mese abbondante in una città ostile, con il pensiero di essere raggiunto dall’uomo minaccioso.

“Ivonne, tanto per essere chiari, chi è tuo marito? “

“Un mercante”

“Ha conoscenze molto particolari”.

Ivonne rise: “Non tutti i commerci sono leciti “.

Andrea sapeva che i guai erano solo iniziati.