Chi avrebbe mai detto che i miei eroi algidi, con qualche capriccio, certo, ma pur sempre più vicini agli dei di qualnto lo siano gli uomini di oggi, si sarebbero rimpiccioliti fino a questo punto. Il mio Ettore pronto a morire per la sua città, il mio Achille, guerriero fiero e indomito sembrano due semplici avventori di una qualche locanda anonima.
“E il tuo grande eroe è stato abbattutto da una semplice freccia di un soldato che ha sempre preferito il talamo alla guerra. A questo porta l’amore degli dei” intervenne una voce triste, ma con una venatura di ironia.
“Ulisse!”. “Odisseo”, corresse quello.
Eppure è come Ulisse che è conosciuto dai più. Lo so bene, non prova simpatia per me, e neppure per Achille ed Ettore, ai quali non presta attenzione. Non mi è mai giunto alcun tentativo di risposta a quei due, come se appartenessero a epoche diverse. Troppo intelligente per pensare di battersi con due guerrieri di vecchio stampo, troppo sconsolato per ribattere verbalmente, se ne sta tutto il tempo in riva a un lago a sospirare. Colpa mia, probabilmete: la furbizia e l’intelligenza possono portare a riflessioni scomode, ma ormai il danno è fatto, non si può più tornare indietro. Odisseo, nel mio cuore lo chiamerò sempre in questo modo, si è ormai trasformato in un personaggio tormentato dalla curiosità e dalla voglia del viaggio.
“Eppure l’unica cosa che volevo era tornare a casa. Vent’anni erano passati quando rimisi piedi sulla mia Itaca. Sai cosa significano vent’anni? Tornarci per morire, ecco cosa significa. E invece no, mi avete condannato a compiere il mio ultimo viaggio verso le colonne di Eracle, tu e gli altri della tua stirpe. Come se mi importasse qualcosa di queste colonne”.
“Quindi non sei contento del destino che ti ho riservato. Lo scaltro eroe che non si ferma alla vile forza?” fece notare il poeta cieco.
“Insomma. Senti quei due: confabulano e desiderano una battaglia.”
“In realtà Achille desidera la lira”
“Strane velleità che nascono dopo aver visto in volto la morte. Quando era in vita era solo un ragazzino permaloso che ha rischiato di farci perdere al guerra. Il suo capriccio è costato la vita a molti uomini, non solo a Patroclo”.
“Chi avresti voluto essere?”
“Forse un uomo come gli altri, non un re, non un viaggiatore. Una persona a cui non si metta il figlio sul solco dell’aratro per provare la sua sanità mentale”.
“Non saresti stato nessuno, saresti svanito tra le pesanti pieghe di una storia che non ha fantasia”.
“Nessuno sono stato per alcuni. Se fossi stato davvero così curioso avrei accettato il dono della immortalità, ma per farne cosa?”
“Voi eroi siete strani”.
“Vai un po’ più in là, dove non ci sono più eroi. Magari trovi qualcuno che ti assomiglia”.